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Emergenza immigrazione a Roma: il degrado della tendopoli di Via Cupa (FOTO E VIDEO)

by La Redazione
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Roma, 8 lug – Mentre ministri e media ci esortano ad essere più accoglienti nei confronti di tutti gli immigrati senza nessun tipo di logica, mentre si sperticano accuse di razzismo lanciate a caso –come nel caso dell’omicidio di Fermo– e si esortano gli italiani ad accettare qualsiasi tipo di “integrazione” senza nessun tipo di buon senso, a Roma c’è una miccia già esplosa ma che sembra passare sotto traccia. E’ il caso di Via Cupa, a due passi dal cimitero del Verano, a poche centinaia di metri dalla Stazione Tiburtina (II municipio). In questa strada privata, agibile al traffico automobilistico, c’è una vera e propria tendopoli a cielo aperto che “ospita” circa 300 immigrati provenienti per lo più da Somalia, Eritrea e Sudan, non proprio zone teatri di guerra o infestate da terroristi jihadisti. Nella stretta strada che si ricongiunge con via Tiburtina c’era il “Baobab“, centro gestito da alcuni aderenti ai centri sociali capitolini che hanno fatto del “Welcome Refugees” il proprio mantra esistenziale, e che fu sgomberato per motivi di ordine pubblico nel dicembre 2015. All’ora transitarono in tutto il quadrante della Stazione Tiburtina circa 30000 immigrati creando tensioni sociali con gli abitanti e rendendo la zona non proprio il biglietto da visita ideale per chi fosse sbarcato nella capitale dalla stazione adiacente.
degrado via cupa Roma

Nonostante lo sgombero i volontari che si occupano dell’accoglienza agli immigrati, hanno deciso -in barba alle istituzioni e a qualsiasi tipo di norma civile- di “alloggiare” 300 persone per terra, sulla via, allestendo tende e giacigli alla “buona e meglio”, chiudendo di fatto l’accesso alla strada senza che la polizia che presidia la zona faccia nulla. Le lamentele dei cittadini non sono tardate ad arrivare e i residenti del Comitato Cittadini Stazione Tiburtina non ci stanno a vivere in mezzo a rifiuti lasciati per strada, puzza di piscio ovunque e resti di cibo che trasbordano dai marciapiedi:  “Gli attivisti del Baobab hanno completato l’esproprio della Via creando una vera e propria dogana che da qualche giorno impedisce il transito anche a chi come noi li ci abita o ci lavora, il tutto sotto gli occhi della Polizia. Ricordiamo che la strada è privata, questo esproprio è l’ennesimo affronto alle istituzioni di questo paese. Alcuni di noi hanno smesso di tornare a casa andando a dormire da parenti o amici, cosa altro deve succedere perché il Ministero degli interni intervenga?” chiedono i cittadini. “A Via Cupa non ci sono profughi. È un’emergenza creata ad arte da un gruppo politico facente riferimento a Fassina per ottenere la concessione di un’immobile.” denuncia il Comitato che prosegue “tutto si è palesato a inizio giugno quando il Prefetto aveva iniziato lo sgombero interrotto proprio per l’intervento di Fassina. Una volta sgomberati i migranti sarebbero stati collocati in strutture autorizzate e organizzate dal Ministero, agli attivisti di Baobab peró fa comodo che restino lì a dormire per terra senza bagni, senza migranti chi glielo darebbe più un immobile?” immigrazione Baobab

La situazione appare chiara: gli attivisti del “Baobab”, spalleggiati dalla sinistra più o meno radicale (con Fassina a capo) utilizzano gli immigrati per fare pressione sulle istituzioni cittadine al fine di ottenere l’ennesima concessione di un immobile. E’ sempre la stessa storia: altro che accoglienza, “peace & love” e “vogliamoci tutti bene”, qui c’è chi sfrutta l’immigrazione per i propri interessi, economici o politici che siano e i cittadini che chiedono l’intervento delle istituzioni per porre fine ad una situazione paradossale. Le istituzioni, invece, latitano. Anzi: il Ministro dell’Interno Alfano corre a presiedere il Comitato provinciale di Fermo per la sicurezza pubblica in seguito all’omicidio del nigeriano Emmanuel, gridando al pericolo razzista, e il sindaco Raggi si fa fare le foto dal figlioletto nella prima seduta della giunta capitolina. Davvero una storia da libro Cuore.

Aurelio Pagani

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