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Roma, 27 apr – “Inizia la fase 2. Grazie ai sacrifici fin qui fatti stiamo riuscendo a contenere la diffusione della pandemia e questo è un grande risultato se consideriamo che nella fase più acuta addirittura ci sono stati dei momenti in cui l’epidemia sembrava sfuggire a ogni controllo. Avete manifestato tutti forza, coraggio, senso di responsabilità, di comunità. Adesso inizia per tutti la fase di convivenza con il virus e dobbiamo essere consapevoli che in questa nuova fase, la fase 2, la curva del contagio potrà risalire in alcune aree del Paese. Dobbiamo dircelo chiaramente, questo rischio c’è e dobbiamo assumercelo. Nella fase 2 quindi sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza“. Così Giuseppe Conte inizia la conferenza stampa con cui annuncia la firma del Dpcm sull’uscita graduale dalla serrata generale e sull’allentamento (ma senza fretta) delle restrizioni individuali. Il tono è quello delle grandi occasioni: il premier adotta il consueto mix di paternalismo e allarmismo con cui ha abituato i cittadini da quando è scoppiata l’epidemia di coronavirus. E alla fine della fiera, tra la fuffa della lunga conferenza del premier emerge un dato tutt’altro che positivo: la fase 2 ancora non ci sarà veramente. Tanti negozi non riapriranno, gran parte dell’economia resterà ancora ferma.



“Se ami l’Italia mantieni le distanze”. E il governo che fa per il Paese?

Sarà fondamentale il comportamento responsabile di ciascuno di noi: non bisogna mai avvicinarsi, la distanza di sicurezza deve essere di almeno un metro. Bisogna stare attenti anche nelle relazioni con i parenti. Se non rispettiamo la distanza sociale, le precauzioni la curva risalirà e potrà andare fuori controllo, aumenteranno i morti e avremmo danni irreversibili per la nostra economia. Se ami l’Italia mantieni le distanze“, è lo slogan che recita Conte in diretta da Palazzo Chigi. Insomma, ancora una volta, tutto ricade sui cittadini. Come se il governo giallofucsia dal canto suo avesse fatto tutto il possibile per ripartire in sicurezza e rimettere in moto l’economia. In verità, è il contrario esatto: il Paese è sostanzialmente ancora fermo, i cittadini chiusi in casa. I soldi per famiglie e imprese sono pochissimi e difficili da ottenere. Come se non bastasse, poi, gli annunci di Conte deludono le aspettative di chi credeva che davvero dal 4 maggio qualcosa sarebbe cambiato, in termini di spostamenti e libertà individuale.

“Scacciate via rabbia e risentimento, rimboccatevi le maniche”

Conte dice che compito del governo è quello di vigilare costantemente che la curva non risalga. Poi ammette che i cittadini che si auguravano che davvero dal 4 maggio sarebbero state allentate le restrizioni potrebbero nutrire risentimento e rabbia: “Prendersela con il governo, con i politici”. Ma lui chiede sacrifici. “Oppure – dice – possiamo scacciare via rabbia e risentimento e svolgere tutti il compito che ci spetta, rimboccarci le maniche. E vi assicuro che il governo farà la sua parte”. A tal proposito, Conte snocciola una serie di annunci fumosi di riforme e grandi cambiamenti da parte del governo. “La fase 2 che scatta dal 4 maggio sarà comunque adattata all’andamento della curva dei contagi”, sottolinea il premier. “Via l’Iva sulle mascherine chirurgiche in un prossimo decreto. Il prezzo assolutamente giusto, equo, con un piccolo margine di guadagno, sarà bloccato a 50 centesimi”.

La “supercazzola” sul Recovery fund

Sul fronte degli aiuti Ue, il premier è stato ancora più vago: “Il Recovery fund è un passo avanti, il traguardo è tradurre questo principio in termini di lavoro tecnico, offrendo subito questo strumento” ed “evitando che crei ulteriore debito per chi, come l’Italia ha un debito alto”. Conte parla di offrirlo subito, questo fondo Ue. Ma lui per primo sa che se a livello europeo ne discuterà non prima di giugno.

“Sblocca Paese”. Ma quando, ma dove?

“Sono allo studio interventi” sulle imprese. “L’Italia non riparte se non ripartono l’imprese. Per chi ha avuto già il bonus da 600 euro stiamo sperimentando la possibilità di un rinnovo automatico. Nel prossimo decreto ci saranno più aiuti alle imprese, l’obiettivo non è avere più sussidiati ma più occupati”. Circa i pochi aiuti per famiglie e imprese già stanziati, Conte si scusa per i ritardi: “Alcuni attendono ancora. Ci sono dei ritardi e di questi ritardi mi scuso personalmente”. Poi si avventura nella descrizione dei un fantomatico decreto “Sblocca Paese” (che in verità non sblocca più di tanto).

“Permesse le visite ai congiunti” ma solo quelli stretti

Sul fronte delle restrizioni, Conte purtroppo conferma l’obbligo dell’autocertificazione per gli spostamenti. Oltre che alle ragioni già previste – lavoro, salute, necessità – si aggiunge la “visita ai congiunti“, ma nel divieto assoluto degli assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza. “Consentiamo il rientro nel proprio domicilio o residenza”. Ancora, “consentiamo l’accesso a ville, a parchi pubblici ma nel rispetto delle distanze e delle prescrizioni di sicurezza”, afferma il presidente del Consiglio.

“Regole più stringenti per chi si ammala”

Per quanto riguarda i possibili nuovi contagi, sono “previste regole più stringenti per chi ha febbre sopra i 37.5 gradi e sintomatologie respiratoria: obbligo di restare a casa e avvertire il proprio medico“. Non si fa accenno quindi ai tamponi a tappeto, che sarebbero necessari per avere un quadro un po’ più completo della diffusione dei contagi su scala nazionale. Ma si chiede al cittadino che presenta i sintomi da Covid-19 di non muoversi da casa, chiamare il medico ed aspettare.

“Attenzione, però…”: Conte decide di non decidere

L’intercalare di Conte, poi, diventa “Attenzione, però…“. Ogni volta che sembra annunciare qualcosa che concretamente dia la percezione di una ripartenza, di una riapertura, il premier precisa: “Attenzione, però…”. E giù tutto l’allarmismo del caso sulla ripresa dei contagi se non si rispetta questo o quest’altro. Ma l’esempio più ficcante di questa tecnica di Conte di decidere di non decidere è quello su bar e ristoranti, che dovranno attendere ancora molto prima di riaprire. “Dal 4 maggio via libera alla ristorazione con asporto“, dice il premier, spiegando che “si entrerà uno alla volta e il cibo si consuma a casa“. Una specie di contentino, insomma Ma guai a stazionare all’esterno di bar e ristoranti: vige il divieto di assembramento. “Ci avviamo ad allentare un lockdown per il 4 maggio ma c’è un meccanismo in cui le Regioni, con cui la collaborazione dovrà essere ancora più integrata, dovranno informarci sull’andamento della curva epidemiologica e sull’adeguatezza delle strutture”, precisa Conte, sottolineando che in ogni caso le nuove misure non rappresentano un “libera tutti”.

Niente messe. Il premier ringrazia la “Cei per la sua comprensione”

Sulle messe e le cerimonie funebri c’è “stata una fitta interlocuzioni con il comitato tecnico-scientifico che non ha nascosto la propria rigidità”. Tradotto: gli esperti hanno detto no. Così Conte giustifica la proroga delle restrizioni per le messe e l’apertura, ad un massimo di quindici persone tra i congiunti, delle cerimonie funebri, “possibilmente all’aperto e mantenendo il distanziamento sociale”. Infine, il premier, anche in ragione delle forti pressioni da parte della Chiesa, ringrazia la “Cei per la sua comprensione”.

Il premier non chiarisce cosa si può fare e cosa no

In conclusione, se si vanno a tirare le somme, ancora una volta Conte ha confuso più che chiarito, esprimendo continue contraddizioni tra il promettere allentamenti sulle restrizioni, prorogandoli di fatto. Gli elementi di novità nelle restrizioni sugli spostamenti non fanno che gettare nel caos i cittadini: permessa la visita ai congiunti, che – chiarisce – sono i parenti stretti. Quindi non agli amici. Divieto di assembramento e rispetto delle distanze di sicurezza: quindi niente feste, pranzi di famiglia. “Niente party privati”, dice Conte, come se si rivolgesse ai più giovani. Per non parlare poi della possibilità di andare nelle seconde case, che a quanto pare ora sarebbe contemplata. Ma, come sappiamo, non si può uscire dalla regione di residenza. Altro aspetto poco chiaro, il Dpcm infatti stabilisce che sarà sempre consentito “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Questo significa che chi era rimasto bloccato dalla serrata generale e dal confinamento ora potrà tornare dove risiede? Anche in un’altra Regione? Insomma, restano molti dubbi interpretativi sulle parole del premier. Dubbi che spesso non vengono risolti neanche dal testo dei decreti.

Ancora una volta, il premier crea confusione invece di dare spiegazioni

Insomma, ancora una volta Conte non fa che aumentare la confusione già grande in merito a divieti, permessi, riaperture e proroghe delle chiusure. Quello che emerge è che non è vero che dal 4 maggio i cittadini potranno circolare liberamente almeno nei propri comuni. Stesso discorso per le attività commerciali: in questi giorni si è parlato di date – alcuni negozi prima, altri dopo – ma più o meno il grosso doveva ripartire entro il 18 maggio. Invece non sarà così. Per andare dal barbiere, tanto per fare un esempio, bisognerà aspettare lunedì 1 giugno. Non esagera quindi chi parla di fase 1-bis.

Adolfo Spezzaferro

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