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Fatti di Trieste: tutte le fantasiose ricostruzioni della Lamorgese

by La Redazione
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Lamorgese Trieste, parole

Trieste, 21 ott – Continuano a tenere banco le manifestazioni di Trieste in protesta contro il green pass, ma sono le parole del ministro Luciana Lamorgese alla Camera a sollevare più di qualche dubbio sulla veridicità delle stesse.

Il ministro infatti aveva definito lo sciopero dei portuali di Trieste del 18 ottobre illegittimo e quindi meritevole dell’intervento dei poliziotti in assetto antisommossa in modo da “scongiurare il blocco del porto”, blocco che avrebbe quindi impedito lo scarico e carico delle merci “a 700 mezzi pesanti”. Oltre a ciò, la Lamorgese aveva riferito anche che l’utilizzo di idranti e lacrimogeni (sui portuali seduti in terra, ndr) era stato dettato dal “pericolo di degenerazione dell’ordine pubblico”, difendendo di fatto l’operato degli agenti.

Perché quanto riferito dalla Lamorgese non corrisponde alla realtà

Analizzando però la realtà dei fatti e riprendendo le varie testimonianze di chi al molo VII del Porto Nuovo di Trieste era presente, quanto riferito dal ministro non corrisponde alla realtà. Vediamo perché.

Ad essere bloccato, infatti, era solo il varco IV del molo VII, quello da cui sono usciti i camion e i blindati della Polizia prima delle cariche, mentre il resto del porto era libero, compreso il varco VI. In ogni caso al varco IV, come già precisato anche dal CLPT in un suo comunicato del 18 ottobre, non veniva in nessun momento impedito dai manifestanti il libero transito da e per il porto: ciò è confermato anche dal fatto che fino alla mattina del 18 ottobre i camion entravano liberamente. È stato, invece, l’intervento delle forze dell’ordine a bloccare l’accesso al porto ai Tir, creando disagi alla viabilità e creando 2 chilometri di coda fuori dal porto, blocco che si è poi protratto anche a causa del posizionamento dei jersey in cemento.

Un semplice calcolo matematico

Un’altra testimonianza della falsità circa l’attribuzione ai manifestanti del blocco dei lavori del porto ci viene data dall’operatività della piattaforma logistica del porto, situata all’ingresso Torre del Lloyd. Infine, la quantomeno sospetta malafede del ministro è facilmente dimostrabile con un semplice calcolo matematico, in riferimento all’impedimento a 700 camion di scaricare e caricare la merce. Se fosse vero quanto affermato dal ministro, si sarebbe dovuta formare una fila di oltre 10 chilometri fuori dal porto, cifra che si ottiene banalmente moltiplicando la lunghezza media di un mezzo pesante alle 700 unità dichiarate dalla Lamorgese: tutto ciò non si è verificato, né si sono verificati disagi nei piazzali di sosta.

Sono palesi quindi le bugie del ministro Lamorgese, la quale, dopo le ricostruzioni quantomeno fantasiose riguardanti la manifestazione “No Pass” di Roma, ha tentato di mistificare anche quanto successo al molo VII del porto di Trieste. La motivazione di tali parole, frutto anche di una relazione redatta dai vertici delle forze dell’ordine, sono forse riconducibili alla volontà del ministero dell’Interno di giustificare i metodi violenti e ingiustificati utilizzati durante lo sgombero?

Patrizio Fiorente

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