Roma, 8 gen – Mario Mauro, ex ministro della Difesa nel governo Letta  e attuale Alto rappresentante per la politica estera europea nella Commissione von der Leyen critica l’intervento Usa in Iraq ai danni della repubblica iraniana  con l’assassinio del generale Soleimani e sentenzia: “E’ la fine per l’Eni”.



“Turchia favorita dagli Usa”

Nella sua intervista esclusiva rilasciata a Sussidiario.net, Mauro pone l’accento su come la sintesi perfetta di quanto sta succedendo in queste ore in Libia e Iran l’abbia fatta l’ammiraglio De Giorgi che era infatti capo di stato maggiore della Marina quando Mauro era ministro della Difesa. “La Turchia di Erdogan rischia di essere la sola beneficiaria dell’iniziativa statunitense” ammonisce Mauro “che ha privilegiato l’asse con l’Arabia Saudita nella determinazione degli equilibri del Golfo. Questa scelta ha un prezzo. Washington appare obbligata a concedere mano libera ad Ankara sulla Libia“.

“Soleimani non era bin Laden ….”

E sull’uccisione di Soleimani, dice: “Cosa avremmo detto se l’Iran avesse ucciso un generale americano? Qualcuno ha fatto giustamente notare che l’ultima volta che gli Stati Uniti hanno ucciso un generale straniero è stato nel’43, quando abbatterono nel Pacifico l’aereo dell’ammiraglio Yamamoto”. “Soleimani non era bin Laden” dichiara ancora l’ex ministro “aveva un preciso ruolo nell’apparato istituzionale della repubblica dell’Iran”. Secondo Mauro, inoltre, Trump anteporrebbe l’agenda interna degli Stati Uniti a una precisa strategia internazionale. “Trump ha usato l’operazione contro Soleimani per mettere, a modo suo, un punto fermo” dice Mauro “adesso si tratta solamente di attenderne le ripercussioni. Saranno ampie e qualcuno potrebbe avere sbagliato i conti“.

“Estromissione di Eni da tutta l’area del Mediterraneo”

Poi Mauro parla del destino dell’Eni nel Mediterraneo, messo di fronte ad una grande difficoltà: “Sarà determinante l’accordo stipulato tra Erdogan e Serraj, che hanno esteso la competenza delle acque nazionali libiche e turche a un arco di mare che taglia in due il Mediterraneo. Se Ankara, come è probabile, diventa determinante in Libia, impedirà all’Eni di svolgere la sua attività indipendente sia in Libia che nella porzione di mare che va dalla Libia a Cipro. Significa l’estromissione degli interessi italiani in tutta l’area sud del Mediterraneo e la nostra marginalizzazione definitiva”.

Le critiche a Conte

Mauro critica Conte per aver cercato “conforto” nel magistero della Merkel: “Mai come oggi l’Italia dei Craxi e degli Andreotti sarebbe chiamata alla ribalta, cioè ad esprimere una visione originale che dia il senso del tempo presente”. “In questi anni abbiamo perseguito con tenacia l’idea che eliminare i partiti avrebbe favorito la partecipazione di personalità indipendenti; oggi capiamo che tali personalità sono impedite a perseguire qualsiasi obiettivo dal fatto che non rappresentano nulla e nessuno. Cioè sono politicamente irrilevanti“. E sul destino della Libia, Mauro non ha dubbi: “È già deciso: nella visione americana, la Libia sarà turca. Nella visione russa, farà sponda con l’Egitto di al Sisi”.

Ilaria Paoletti

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6 Commenti

  1. Questo è anche il risultato di aver lasciato andare a ramengo la Grecia (p.es. ricordate la questione Cipro?).
    Comunque la Turchia, volente o nolente, è sempre “eterodirigibile”, in avanti o indietro, sopra o sotto…
    Mario Mauro mi fa pensare a come cambiano, in meglio, molte persone uscite dal proprio ruolo istituzionale.
    Così si riconferma che il sistema va ribaltato.

  2. Mario Mauro non é l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Questi infatti è Borrel che ha preso il posto della Mogherini. Quello che dice è abbastanza sensato niente di più

  3. Sarebbe interessante una situazione simile.
    Tutti i nodi finalmente verrebbero al pettine.
    La classe politica sarà più esposta agli attacchi dell’opninione pubblica.

  4. L’articolo contiene un refuso; l’attuale Alto Rappresentante è Josep Borrell.
    Il testo dell’articolo originale infatti recita: “Mario Mauro è stato ministro della Difesa nel governo Letta e vicepresidente Ppe del Parlamento europeo proprio durante la presidenza del socialista spagnolo Josep Borrell, attuale Alto rappresentante per la politica estera europea nella Commissione von der Leyen […]”

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