Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 12 ago – “Ho già dato indicazioni che i parlamentari della Lega coinvolti nella vicenda dei bonus Iva siano sospesi e non possano essere ricandidabili“. E’ quanto dichiarato da Matteo Salvini ad Agorà, su Rai3. “Se qualcuno sbaglia in casa mia io sono inflessibile. Mi auguro che anche gli altri partiti politici siano egualmente fermi per dare un segnale di rispetto“, ha poi precisato il leader del Carroccio. Una presa di posizione netta e per certi versi quasi inevitabile, considerato il ciclone che da ieri si è abbattuto sulla Lega dopo che su Repubblica e Fatto Quotidiano sono iniziati a circolare i nomi dei presunti parlamentari leghisti che avrebbero chiesto il bonus da 600 euro previsto dal governo per partite Iva e lavoratori autonomi durante il lockdown. I sospetti sono caduti sulla piacentina Elena Murelli e sul mantovano Andrea Dara, trinceratisi dietro il silenzio stampa.

I leghisti che hanno chiesto il bonus

Come se non bastasse sempre nella giornata di ieri sono usciti i nomi di altri esponenti leghisti che avrebbero usufruito del bonus: due consiglieri regionali del Veneto, Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli, e il vicepresidente della giunta veneta Gianluca Forcolin. Quest’ultimo ha detto che la domanda gli era stata rifiutata ed era stata fatta dalla sua socia, mentre i primi due hanno dichiarato di aver devoluto la cifra in beneficenza. Affermazioni analoghe da parte di Ubaldo Bocci, già sfidante in quota Lega del dem Dario Nardella alle comunali di Firenze. Parliamo in ogni caso di una manciata di politici, perché a richiedere i 600 euro sarebbero stati circa 2mila amministratori locali. Il problema è che l’Inps non sta tirando fuori i nomi della gran parte di loro, motivando il silenzio con le norme sulla privacy. Così sotto accusa è finita per ora soprattutto la Lega. Di qui la presa di posizione di Salvini e pure del governatore veneto Zaia, che ha annunciato di non voler ricandidare i rappresentanti del suo partito coinvolti nella vicenda.

Salvini attacca Tridico

Il segretario leghista però punta il dito anche contro l’Inps, e in particolare contro il presidente dell’Istituto di previdenza Pasquale Tridico: “Mi domando come l’Inps che ha negato i 600 euro a tanti piccoli imprenditori e a tante partite Iva e che non ha mai pagato la cassa integrazione a migliaia di lavoratori italiani – ha tuonato il segretario della Lega – sia riuscita a pagarla ai parlamentari senza accorgersi di nulla, c’è qualcosa che non funziona non solo in Parlamento ma anche all’Inps. Chiederemo a Tridico perché non ha pagato la cassa integrazione e ha pagato i bonus ai parlamentari”.
Eppure Salvini non invoca, come ipotizzabile, un passo indietro da parte del presidente dell’Inps: “Non chiedo le dimissioni di Tridico, ma chiederemo come ha fatto errori”. Perché “non faccio processi a nessuno – ha precisato il leader leghista – e guardo a casa mia dove sono inflessibile. Domanderemo però al presidente dell’ Inps come abbia fatto a non pagare il bonus a chi ne aveva bisogno per darlo invece ai parlamentari”.

Alessandro Della Guglia

Commenta