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Roma, 31 ott – Continuano ad arrivare numerosi attestati di solidarietà per l’oscuramento della pagina Facebook del Primato Nazionale. Una censura, quella operata dal social di Marc Zuckerberg, che non smette di inquietare tutti coloro che hanno a cuore la libertà. E dopo Alessandro Meluzzi, anche il prof. Marco Gervasoni ha voluto far sentire la sua voce in difesa della libertà di stampa e d’informazione.

Intervista esclusiva del Primato Nazionale

Non la sento sorpresa della notizia. Come mai?
Intendiamoci, ritengo che la chiusura delle pagine Facebook di CasaPound sia gravissima, ma chiudere il canale del Primato Nazionale è, se possibile, ancora di più grave, visto che si tratta di una testata giornalistica indipendente e regolarmente registrata. Ma, detto questo, ritengo anche che la tempistica di questa censura sia sì curiosa, ma non casuale. È infatti ormai tutto il clima politico che è diventato veramente pesante. E l’istituzione della discutibile Commissione Segre – benché con ogni probabilità non collegata all’oscuramento del Primato – sta lì a dimostrarlo.

Facebook ormai sta cominciando a diventare un problema…
La cosa che più mi stupisce è la condotta di Facebook Italia. Perché, vede, Marc Zuckerberg, che si vuole riavvicinare a Trump per paura della Warren, ha scritto recentemente un articolo sul Wall Street Journal in cui ha assicurato che Facebook non avrebbe più chiuso profili o pagine di partiti o movimenti politici. Facebook Italia invece, con questi atti censori, sta operando in maniera autonoma rispetto alla casa madre: una contraddizione troppo evidente per passare inosservata. E sarebbe il caso di chiederne conto.

Gli operatori di Facebook, invece di parlare di «diffusione d’odio», hanno giustificato l’oscuramento della pagina del Primato Nazionale con la motivazione che avremmo diffuso contenuti spam. Ma l’articolo incriminato non ha nulla a che vedere con spam o cose del genere…
Certo, è evidente. Facebook non si può presentare sotto forma della vecchia censura, quella repressiva. Ora i progressisti utilizzano motivazioni burocratiche. È quello che a me piace chiamare «liberalismo leninista»: imporre valori liberali con metodi leninisti. Stratagemmi burocratici, insomma, per far accettare la censura. Quello che è assolutamente preoccupante è che, con questo pretesto o richiamandosi alla lotta contro l’hate speech, presto potrebbero essere oscurate anche le pagine di giornali indipendenti come Libero e La Verità, oltre che quelle della Lega e di Fratelli d’Italia, che notoriamente sostengono posizioni anti-immigrazione. Io, ad esempio, in questi giorni sono bloccato temporaneamente su Facebook per aver scritto che molti degli islamisti che hanno compiuto stragi in Europa sono immigrati di seconda generazione. Non è un’opinione, è un dato oggettivo. Insomma, la situazione è inquietante, e temo che la censura di CasaPound e del Primato Nazionale sia una sorta di test. Se verrà accettata dall’opinione pubblica, Facebook potrà procedere senza limiti.

Che fare, dunque?
Innanzitutto occorre far sentire la propria voce, solidarizzare con il Primato Nazionale e con tutti coloro che vengono colpiti dalla censura. E inoltre, come dicevo, non bisogna assolutamente sottovalutare questi atti censori, come sta facendo qualche esponente del centrodestra, ma anzi denunciare l’evidente deriva liberticida di Facebook. Però tutto questo non basta. Sono infatti i legislatori che devono muoversi. Perché Facebook è sì un’impresa privata, ma ha una chiara rilevanza pubblica. Quindi il legislatore deve normare al più presto la situazione. Anche perché Facebook ci fa i soldi, e pertanto deve rispettare la Costituzione italiana.

Valerio Benedetti

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