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Roma, 9 dic – Il governo giallofucsia è alle prese con la manovra e il tempo stringe. La legge di Bilancio questa settimana farà la volata finale in Senato. Il via libera dovrebbe arrivare prima di sabato 14 dicembre, per poi passare blindata alla Camera e avere l’ok definitivo prima di Natale. Ma l’annuncio che il testo passi per la Camera senza essere discusso manda su tutte le furie l’opposizione. “Mentre prosegue l’altalena sull’introduzione di nuove tasse, si va perpetrando un oltraggio molto grave ai danni del Parlamento. La manovra, infatti, con ogni probabilità arriverà alla Camera blindata, calpestando il diritto dell’Aula, e in particolare delle opposizioni, di migliorare il testo“. Lo afferma capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera Andrea Mandelli. “Si tratta di un grave vulnus, tanto più se a realizzarlo è una maggioranza in deficit di rappresentatività. D’altronde la Consulta, di fronte ad un ricorso promosso dal Pd sulla manovra dello scorso anno, pur dichiarandolo inammissibile aveva raccomandato l’abbandono in futuro di forzature parlamentari, pena il non superamento del vaglio di costituzionalità. Che ora sia proprio il Pd a smentire se stesso è il segno di un’incoerenza allarmante”, conclude Mandelli. Sulla stessa linea il presidente della commissione Bilancio, il leghista Claudio Borghi: “Se la manovra arrivasse qui con la fiducia non ci sarebbero precedenti e allora altro che l’intervento della Consulta dell’anno scorso…“.

Salvini: “Saremo in Senato per cercare di limitare i disastri del governo Pd-5 Stelle”

Intanto, il leader della Lega annuncia: “Domani e per tutta la settimana saremo in Senato per cercare di limitare i disastri di un governo Pd-5 Stelle che sta tassando la plastica, lo zucchero, gli euro 3 diesel. Questi parlano anche di manette per chi non ce la fa a pagare le tasse. Io dico che invece di andare a rompere le palle ai commercianti dovrebbero far pagare le tasse alle multinazionali che non pagano una lira di tasse in Italia”. Così Matteo Salvini durante un comizio a Pavullo nel Frignano (Modena) in vista delle elezioni in Emilia Romagna del 26 gennaio.

Gualtieri: “Abbiamo saldato il conto del Papeete”

“Sarebbe stato meglio fare le due lettura parlamentari, non sono affatto contento di questo”, ha ammesso il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha aggiunto: “Ma ci sono ragioni abbastanza oggettive: il governo si è insediato tardi (il 5 settembre, ndr), il lavoro di preparazione della manovra è iniziato dopo rispetto a quando sarebbe dovuto iniziare“. Poi il dem Gualtieri ironizza anche sugli attacchi della Lega: “Con questa manovra abbiamo saldato il conto del Papeete: ha fatto il miracolo e rilancia crescita ed equità”. La risposta di Salvini non si fa attendere: “Sulla manovra, da parte di Gualtieri è tutto un rinvio – dice il leader leghista a Mezz’ora in più –  accadrà a giugno, luglio, agosto, settembre. L’unica cosa che accadrà dal primo gennaio, gli asili nido gratis a tutti i bimbi, ma è palesemente una fesseria priva di fondamento. Ci saranno alcune migliaia che lo potranno fare. Ma ci troviamo il primo gennaio e vediamo se è stata una bufala, una balla spaziale“.

Che cos’è l’iter “abbreviato” e quali sono i precedenti

Il lungo iter al Senato, dove il testo è stato presentato dal governo il 2 novembre, finora ha reso impossibile all’Aula della Camera di apportare le sue modifiche. Quello che il Conte bis rischia è di non approvare il testo entro il 31 dicembre e arrivare dunque all’esercizio provvisorio. Questo iter “abbreviato”, consentito finora solo in casi eccezionali, ha tre soli precedenti: nel 2010, nel 2011 e nel 2016. Ma andiamo per ordine. Per legge, il governo approva la manovra in Consiglio dei ministri il 15 ottobre, per poi presentarla in Parlamento il 20 ottobre. Ebbene già qui vediamo la prima deroga al regolamento: solitamente infatti il testo arriva alle Camere i primi di novembre. Il disegno di legge viene prima modificato da una camera, poi passa all’altra che approva i suoi emendamenti. Quindi ritorna blindato (quasi sempre con la richiesta del voto di fiducia) alla prima camera per avere l’ok definitivo entro Natale (o al massimo tra Natale e Capodanno), senza essere più toccato.

Governo Renzi, governo Monti, la crisi Fini-Berlusconi

Il più recente iter “corto” della manovra è quello del 2016: l’allora premier Matteo Renzi aveva annunciato le sue dimissioni in caso di sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre. Per evitare che la crisi di governo facesse saltare la manovra, il testo fu modificato solo dalla Camera e arrivò blindato al Senato che lo licenziò il 7 dicembre. Nel 2011 invece a causare l’iter abbreviato fu la crisi dello spread (con la conseguente speculazione sia finanziaria che soprattutto politica) che portò alla caduta del governo Berlusconi e alla nascita dell’esecutivo guidato dal tecnico Mario Monti, che a fine anno varò quel decreto che, con vero humour nero, era stato chiamato salva Italia. Il testo fu approvato definitivamente dalla Camere il 12 novembre dopo il precedente ok del Senato. Nel 2010 a provocare l’iter corto infine fu la rottura tra Gianfranco Fini e Berlusconi. La neonata formazione del presidente della Camera, Futuro e libertà, presentò una mozione di sfiducia a inizio dicembre contro il governo Berlusconi, a cui si unì l’opposizione. L’accordo preso insieme al Presidente Giorgio Napolitano fu quello di mettere prima in sicurezza la manovra: il testo fu approvato prima dalla Camera e poi blindato al Senato, che lo licenziò il 7 dicembre. La mozione di sfiducia venne votata il 14 dicembre dalla Camera, ma non passò per alcune defezioni dell’ultima ora.

Adolfo Spezzaferro

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