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Roma, 3 gen – Davvero il governo guidato da Conte ha i giorni contati? E’ la domanda, sin troppo ovvia, che si stanno ponendo tutti. Il terremoto politico in seno alla maggioranza scatenato da Renzi al momento va avanti a piccole scosse, premonitrici forse di un sisma inarrestabile. Oppure tutto finirà con un assestamento di lieve entità, segno dell’ennesimo gioco al rialzo nelle trattative interne alla maggioranza. Difficile dire con esattezza se Italia Viva voglia sul serio far cadere questo esecutivo, più facile affermare con buona dose di certezza che il rapporto tra Renzi e Conte non è mai stato idilliaco e adesso è definitivamente naufragato. Così l’ex premier e i ministri di Iv, più o meno ogni giorno, tirano bordate al governo di cui fanno parte. E’ una sorta di strategia della tensione senza esiti certi.



L’ultima stoccata 

L’ultima stoccata è arrivata oggi, con il ministro Teresa Bellanova che avrebbe tuonato contro il piano vaccini. Stando infatti a quanto riportato dall’Agi – che cita fonti di Italia Viva – durante l’incontro con i capidelegazione, il titolare delle Politiche Agricole ha incalzato così: “Ancora una volta di più oggi verifichiamo l’insufficienza del sistema sanitario, sancita dalla necessità di far scattare le Regioni arancioni o rosse con soglie di Rt più basse di quanto indicato in precedenza per evitare ulteriori criticità. E si verifica l’insufficienza e la poca chiarezza sul Piano vaccinale”. Parole piuttosto dure, che chiunque si aspetterebbe da un esponente dell’opposizione parlamentare – paradossalmente, in questa fase, più blanda dei renziani – e che invece gettano benzina sul fuoco già ampiamente acceso nelle stanze del governo.

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Renzi sfida Conte

E arrivano poche ore dopo l’intervista a Il Messaggero rilasciata dal leader di Iv, che ha avvisato per l’ennesima volta il primo ministro. Secondo Renzi difatti il destino dell’attuale maggioranza “dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me. Noi abbiamo messo per iscritto in due documenti le cose che non ci convincono”. In ogni caso, tuona Renzi, se “le nostre idee danno fastidio, andiamo all’opposizione”.
Poi l’ex premier si dice pronto a raccogliere il guanto di sfida lanciato dal presidente del Consiglio. Conte ha detto “che verrà in Parlamento. A mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di governo. Ma se ha scelto di andare a contarsi in aula accettiamo la sfida”, dice Renzi. E ancora: “Mi fa sorridere che chi è entrato in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno finisca col dipendere dalle mosse di Clemente Mastella”. Per il leader di Iv è chiaro che Conte “sia sicuro dei suoi conti, altrimenti avrebbe scelto la strada del confronto politico prima di andare in aula”. Ma se andrà sotto “abbiamo varie soluzioni diverse che potranno essere valutate dal Parlamento e dal Capo dello Stato. Anticipare adesso la posizione di Italia Viva sarebbe mancare di rispetto al Quirinale. La Costituzione dice che la legislatura va avanti finché ci sono i numeri in Parlamento, non finché lo dice Conte”.

La mossa del cavallo

Fatto sta che Renzi, a parole, sembra disposto ad andare fino in fondo. Dunque a far cadere Conte. Nel suo libro La mossa del cavallo, pubblicato a marzo scorso da Marsilio, l’ex premier si dice consapevole che la politica non può limitarsi al corto respiro della tattica. Al contrario è necessaria una sequenza di azioni coordinate. Ecco, a prescindere da cosa voglia davvero Renzi, se intenda far cadere il governo oppure modellarlo a sua immagine e somiglianza, non è detto che la sua strategia sia di lungo respiro. E se è vero che il cavallo è imprevedibile, in qualunque scacchiera si deve poter contare anche su torri e alfieri. Lo scacco matto è altrimenti improbabile, a prescindere dalle aperture volpine e dalle prese al varco dei pedoni incauti. Di quanti e quali “pezzi” può contare Renzi? Lo vedremo nei prossimi giorni.

Eugenio Palazzini

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