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Roma, 12 feb – Sì del M5S al governo Draghi – a volerlo il 59,3% degli iscritti alla piattaforma Rousseau – e i 5 Stelle perdono il leader dei “duri e puri”: Alessandro di Battista lascia. Con 44.177 voti, il sì ha prevalso nella votazione online di ieri per decidere il sostegno o meno da parte del M5S all’esecutivo che il premier incaricato sta formando. Hanno votato no in 30.360 (40,7%). In totale “hanno espresso la propria preferenza 74.537 iscritti su una base di 119.544 iscritti aventi diritto di voto”, si legge sul blog delle Stelle.



Casaleggio è contento ma non si sbilancia su Draghi

“Sono molto contento che anche questa volta siamo riusciti a fare sintesi della volontà del M5S con la piattaforma Rousseau, a fare esprimere migliaia di persone sulla volontà di far partire questo governo. E’ qualcosa che succede solo con il M5S in Italia”. Sono le parole di Davide Casaleggio, presidente dell’associazione Rousseau. Ma il figlio del fondatore del Movimento non si sbilancia sul sostegno al governo Draghi: “Credo il mio ruolo sia quello di permettere agli altri di esprimere il proprio voto e non di utilizzare il mio ruolo per promuovere una posizione piuttosto che un’altra“, spiega.

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Crimi esulta ma ammette che adesso viene la parte più difficile

Esulta pure il capo politico del M5S Vito Crimi: “Questo è il massimo risultato che si può raggiungere quando una forza politica dà la parola ai propri iscritti”. “Dando la parola agli iscritti noi oggi abbiamo ottenuto un mandato. Adesso viene il lavoro più difficile che è quello di rispettare questo mandato“, dice Crimi. “Il lavoro più difficile adesso è la composizione del governo. Siamo pronti a metterci al lavoro e a disposizione del presidente incaricato per i prossimi passaggi”. L’ex presidente della Bce dal canto suo farà di certo tesoro dell’offerta di Crimi, anche se i ministri li deciderà con il presidente Mattarella e nessun altro.

Il passo indietro di Dibba: “Non posso accettare che il M5S governi con questi partiti”

Ma al di là dell’entusiasmo dei vari Di Maio e gli altri governisti (alias poltronisti), la notizia è che Alessandro Di Battista, in una diretta Facebook subito dopo l’esito del voto su Rousseau, ha annunciato la sua uscita dal Movimento. Un addio che non sorprende nessuno e che avrà sicure ripercussioni sui 5 Stelle, oltre che sui parlamentari contrari all’ingresso nel governo Draghi. Dibba dal canto suo, spiega le ragioni del suo passo indietro: “Non posso accettare che il M5S governi con questi partiti“. “D’ora in poi – dice Di Battista – non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle anche perché in questo momento il Movimento non parla a nome mio… non posso far altro che farmi da parte“. La “scelta politica di sedersi con determinati personaggi, in particolare con partiti come Forza Italia, in un governo nato essenzialmente per sistematizzare il M5S e buttare giù un presidente perbene come Conte… questa cosa non riesco proprio a superarla“, è lo sfogo del leader dei ribelli pentastellati.

Ora il Movimento rischia la scissione

Il rischio scissione nel Movimento è sempre più alto. “E’ una dinamica da non escludere”, spiega il deputato Pino Cabras. “Non voterò la fiducia a Draghi se le premesse sono queste, nessuno conosce il programma. Per convincermi, Draghi dovrebbe stupirmi con effetti speciali”, rincara la dose. “Il voto di oggi è stata una brutta pagina per la democrazia“, commenta con l’AdnKronos il senatore Emanuele Dessì. Il collega Mattia Crucioli fa sapere che non voterà la fiducia in Aula, proprio come il deputato Andrea Colletti (“al 99% dirò di no“). Per Elio Lannutti – fino a ieri uno dei più convinti oppositori del governo Draghi -, invece, quello di Rousseau è un voto “vincolante” che “impone di votare la fiducia al nuovo governo”. Dietrofront anche da parte di Danilo Toninelli, che dopo aver votato no su Rousseau ora dice che “il voto va rispettato. Non sarà facile, ma ce la metteremo tutta”.

Un quesito scritto per far vincere il sì e la fine del Movimento anti-casta

La senatrice Barbara Lezzi, fedelissima di Dibba, per adesso tace sul risultato del voto sulla discussa e discutibile piattaforma Rousseau (che in merito alla partecipazione del M5S ai governi – Conte, Conte bis e ora Draghi – ha sempre ratificato la volontà espressa dai vertici del Movimento). Certo è che il quesito era stato scritto proprio per far votare sì. E ciononostante i no sono stati molti. Segno che tra gli iscritti – la base grillina – c’è chi non si è lasciato convincere dall’operazione Grillo con il super ministero della fuffa “green”. Ma la stragrande maggioranza dei parlamentari 5 Stelle non aspettava altro – l’ok di Rousseau – per coccolarsi ancora a lungo l’amatissima poltrona. Il Movimento è partito come anti-casta ed è finito come partito della casta.

Adolfo Spezzaferro

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