Roma, 2 lug – L’attuale legislatura si avvia (finalmente) verso la propria conclusione. Anni di scissioni, maggioranze eterogenee e accordi politici tra fazioni incompatibili hanno portato al pantano parlamentare e alla formazione di un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Tuttavia, prima dell’effettivo ritorno alle urne, da immaginare per maggio 2023, resta una partita politica fondamentale da giocare, quella delle nomine maggiori e minori di vertici e ambiti amministrativi di Eni, Enel, Leonardo e – probabilmente con qualche mese di anticipo – Banca d’Italia.

La mangiatoia delle nomine

Una ghiotta opportunità per i partiti, utile a piazzare alcuni membri delle proprie file parlamentari che non saranno più rieletti alle Camere, dato il taglio dei parlamentari e la crisi elettorale di numerose forze politiche. In primis, per il Partito democratico si riscontra la necessità di inserire in tale scenario qualche membro delle fazioni di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio: nell’ottica dell’assorbimento dell’intero campo moderato e progressista nazionale fornire un paracadute ad alcuni degli scappati di casa sopravvissuti alle scissioni del Movimento 5 Stelle permetterà di lanciare un’Opa sulle rispettive forze politiche.

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Politica commissariata

Inoltre, l’ambito di nomine di tale importanza anche nelle intenzioni del Quirinale resta di gestione del governo di unità nazionale, onde evitare di creare immediati scontri tra i partiti nella legislatura futura. Non a caso indiscrezioni rilasciate tramite le note «veline» quirinalizie, annotano l’intenzione di Sergio Mattarella di sciogliere le Camere il più tardi possibile e lasciare in carica l’esecutivo per gli «affari correnti» sino al termine del mese di maggio. Uno scenario che va delineandosi ed evidenzierà nuovamente ai cittadini italiani l’impegno dell’agorà politica concentrato sulla spartizione di ruoli nel momento storico in cui esercita potere un esecutivo tecnico. Probabilità che, siamo certi, non alimenterà il clima di fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini e incrementerà il malcontento sociale pronto a maturarsi nuovamente in astensionismo elettorale.

Tommaso Alessandro De Filippo

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2 Commenti

  1. Se mi dovessero incaricare di stilare una classifica dei governi italiani della Repubblica, questo lo metterei all’ultimo posto.
    Al penultimo il Conte 2, al terzultimo il Conte 1, al quartultimo il governo Letta, al quintultimo il governo Monti

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