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Proscritti d’Italia: la lista dei putiniani (veri o presunti) grida ancora vendetta

by Francesca Totolo
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«L’attività dell’informativa non ha nulla a che vedere con l’intelligence, nulla che possa essere schedatura, dossieraggio di persone. Mi spiace non poco visto che in questi mesi ho sempre sottolineato che unico antidoto alla disinformazione è la libertà di pensiero», ha affermato Franco Gabrielli, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla sicurezza della Repubblica, durante la conferenza stampa del 10 giugno scorso, convocata d’urgenza dopo lo scandalo del dossieraggio dei giornalisti italiani – pretesamente putiniani – pubblicato sul Corriere della Sera.

Il rapporto incriminato sui «putiniani d’Italia»

Pubblicato il 3 giugno, il rapporto dei servizi segreti italiani è arrivato lunedì 6 giugno al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto dal senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, e pure allo staff di Mario Draghi, come ha poi confermato Gabrielli. Prima, però, il cosiddetto hybrid bulletin è arrivato nella disponibilità delle giornaliste del Corriere, le quali, in un articolo, hanno ricostruito la presunta rete di putiniani e portavoce della Russia in Italia.

Durante la conferenza stampa, Franco Gabrielli ha affermato che la vicenda sarà soggetta a indagine: «Il documento è arrivato nelle mani dei giornalisti non perché sceso dal cielo, le stesse tempistiche fanno pensare che ci sia stata una mano solerte. Il fatto stesso che un documento classificato che doveva rimanere nell’ambito della disponibilità dei relatori è stato diffuso è una cosa gravissima. E nulla rimarrà impunito. Lo dobbiamo al Paese e alla credibilità di un comparto».

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2022

Stando alle dichiarazioni dell’ex capo della polizia, all’interno dei servizi segreti italiani ci sarebbe stato un corvo che avrebbe passato il rapporto al Corriere della Sera. Questo è un fatto gravissimo che minerebbe la credibilità stessa dello Stato e che, in democrazia, vedrebbe molte poltrone saltare.

Sebbene Gabrielli abbia parlato di «campagna diffamatoria circa una presunta attività di dossieraggio da parte della comunità di intelligence», affermando che «non esiste un Grande fratello, una Spectre in Italia», è sufficiente leggere l’hybrid bulletin per capire che diversi italiani, anche giornalisti, sono stati attenzionati. Nel rapporto non c’è traccia di alcuna attività sovversiva ai danni della Repubblica, ma solo opinioni discordanti sul premier Draghi e posizioni non allineate sulla guerra in Ucraina.

Curiose discordanze

La rete di Putin in Italia: chi sono influencer e opinionisti che fanno propaganda per Mosca titolava l’articolo del Corriere pubblicato il 5 giugno scorso, indicando «materiale raccolto dall’intelligence». Tra i soggetti citati in quella che poi è stata definita una «lista di proscrizione», troviamo gli esponenti politici Vito Petrocelli, senatore espulso dal M5S, e Claudio Giordanengo, candidato della Lega nel 2019, i giornalisti-reporter Giorgio Bianchi, Alberto Fazolo, Laura Ruggeri, Maurizio Vezzosi e la russa Maria Dubovikova, l’attivista Manlio Dinucci e il professor Alessandro Orsini. Nell’articolo del Corriere della Sera si legge: «La “macchina” si attiva nei momenti chiave attaccando i politici pro Kiev e sostenendo quelli di parte russa».

Leggi anche: Prima i no-vax, ora i putiniani d’Italia: le liste di proscrizione dei «democratici» fanno vomitare

L’articolo del Corriere è stato pubblicato il 5 giugno, cinque giorni prima della «declassificazione» del rapporto dei servizi segreti, diffuso poi a tutte le testate giornalistiche. Quindi, le giornaliste del quotidiano di via Solferino hanno avuto accesso a un documento che all’epoca era ancora secretato. Non solo. I nomi che compaiono nell’articolo non sono menzionati nell’hybrid bulletin, ad eccezione di Bianchi e Fazolo. «I nomi contenuti nell’ultimo bollettino sono soltanto alcuni di quelli emersi nel corso di questi mesi durante l’attività di monitoraggio», hanno scritto le giornaliste del Corriere Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni, autrici dell’articolo del 5 giugno. In tutto, sarebbero quattro i rapporti stilati dai servizi segreti italiani. Ciò significa che le giornaliste hanno avuto accesso anche gli altri report. Peraltro, il presidente del Copasir, Adolfo Urso, ha affermato di…

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