Roma, 7 nov – Che il governo Meloni non abbia intenzione di lasciare il reddito di cittadinanza così com’è, è cosa risaputa. Dopo lo stop ai navigator, i cui contratti non verranno rinnovati, deciso dal ministro del Lavoro Marina Calderone, arrivano le prime indiscrezioni su come cambierà il reddito di cittadinanza.

La proposta di Durigon (Lega)

Al Corriere della Sera il sottosegretario Claudio Durigon, ha illustrato la proposta della Lega in merito al reddito di cittadinanza. Non verrà abolito, ma si va verso una riforma. Una stretta soprattutto da un punto di vista temporale, con i percettori che perderanno il diritto al sussidio dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro. Durigon era sottosegretario al Lavoro anche durante il primo governo Conte, quando il reddito fu varato: “Anche allora avevamo un’impostazione diversa dai 5 Stelle”. Nel 2019 la Lega lasciò mano libera ai grillini sul reddito in cambio di Quota 100. E aggiunge: “Noi vogliamo solo dare una risposta diversa a chi può lavorare: dignità attraverso il lavoro”. Non a caso, per il sottosegretario la proposta della Lega “è più morbida di altre che circolano nella coalizione, ma si muove nello stesso solco”.

Come cambia il reddito di cittadinanza

Secondo Durigon: “Il sussidio non può essere a vita. Va fissato un termine oltre il quale non si può andare”. Oltre al taglio delle possibilità di rifiutare offerte di lavoro congrue, che sarà portata ad una sola dopo che già il governo Draghi l’aveva ridotta a due rispetto alle tre iniziali, sono previste altre novità. Infatti, la riforma “prevede, dopo i primi 18 mesi di reddito, che si possa andare avanti al massimo per altri due anni e mezzo, ma con un décalage”. In altre parole, se la persona non ha trovato un lavoro, dopo i primi 18 mesi, viene sospesa dal sussidio e inserita per sei mesi in un percorso di politiche attive del lavoro. Dopo questo termine, se la persona non ha ancora trovato lavoro può fare nuovamente domanda “ma con un importo tagliato del 25% e una durata ridotta a 12 mesi”. Se anche dopo questo lasso di tempo il beneficiario non avrà trovato lavoro, il reddito sarà sospeso e il soggetto sarà inserito in percorsi di formazione per altri sei mesi, scaduti i quali potrà fare domanda per il reddito per l’ultima volta “solo per sei mesi e per un importo decurtato di un altro 25%”. Inoltre, il servizio non sarà più “gestito centralmente dall’Inps, ma sul territorio dai Comuni”.

Michele Iozzino

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