Roma, 10 ott – I sondaggi danno Italia Viva intorno al 3-4%, con rischio, quindi, di non superare la soglia di sbarramento per accaparrarsi qualche seggio in Parlamento. Eppure, Matteo Renzi già si prepara a indirizzare l’opinione pubblica alla prossima tornata elettorale. Come? Presentando la sua prima proposta di legge alla Camera che, guarda caso, riguarda proprio la lotta alle fake news. Il problema, ovviamente, è rappresentato dal fatto che con fake news si intendono spesso tutte quelle notizie – o meglio opinioni – che non incontrano il favore dell’élite globalista. Una sorta di censura mascherata, insomma.


«Sono delitti contro la Repubblica»

«L’importanza sempre maggiore dei social network per la formazione dell’opinione pubblica nelle società democratiche ha, negli ultimi anni, generato il fenomeno delle cosiddette “fake news”, ossia delle notizie false che suscitano allarme sociale, spesso immesse nel circuito delle reti sociali telematiche (social network) per condizionare l’opinione pubblica di un Paese». Così esordisce il testo della bozza di legge presentata da Italia Viva. La capogruppo del partito, nonché prima firmataria della proposta, è Maria Elena Boschi, che definisce la pubblicazione e la diffusione delle (presunte) fake news addirittura come «delitti contro la Repubblica».

La ricetta dei renziani prevede quindi l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta per verificare se una eventuale «diffusione seriale e massiva» di questi contenuti rappresenti un tentativo di «condizionare illecitamente o illegittimamente l’esito delle consultazioni elettorali o referendarie». In secondo luogo, per Italia Viva sarebbe opportuno «responsabilizzare i fornitori di servizi di social network sui contenuti veicolati attraverso le proprie piattaforme, tutelare gli utenti da notizie costruite intenzionalmente per trarli in inganno e contrastare la commissione di reati attraverso la rete internet».

Italia Viva per la censura?

Molto lodevole il tentativo di mettere il bavaglio alle voci dissonanti della politica e della cultura italiana facendo ricorso alla sensibilità dei social. Ma la vicenda di Facebook dimostra che, in fatto di censura e di repressione del dissenso, i social ormai non hanno certo bisogno della legge di uno Stato per fare quello che già fanno. Anzi, sarebbe forse più opportuno approntare una legge per frenare l’arbitrarietà con cui i social calpestano l’articolo 21 della Costituzione, quello sulla libertà d’espressione. Ma ci rendiamo conto che, di queste «bazzecole», a Renzi e alla Boschi interessa poco o nulla.

Elena Sempione

4 Commenti

  1. Nel ormai celebre film: “Lui è tornato” , c’ è una scena in cui LUI, sul set di una trasmissione – spazzatura, (vi ricorda niente?… n.d.r.), in cui si faceva satira sul potere viscido e corrotto, sugli immigrati zavorrosi & molesti, etc., etc. , prese la parola dicendo una frase talmente carica di buon senso che, oggi, finirebbe sul “fascistometro” della sardegnola che , comunque, riesce a farsi passare per scrittrice: “Ma voi altri, se vi ritrovate con la casa infestata da topacci e/o scarafaggi, cosa fareste? Chiamereste i COMICI? O la DISINFESTAZIONE?”. ECCO, gli Italiani, con sto cazzo di “itaglia viva” , pidiessismo, negranti, e chi più ne ha, piu ne metta, si ritrova nella sopra descritta situazione. Quando il popolo darà una risposta alla semplicissima, lapalissiana domanda di “LUI”, forse il “tramaglino/cialtronio, la sua “favorita” e tutta la pletora degli INFESTANTI, avranno grossi problemi e nessun “palazzo” in cui giocare, rifugiarsi e stare al coperto.

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