Roma, 7 dic – Come nella celebre favola di Esopo “La volpe e l’uva”, Giuseppe Conte rifiuta l’offerta di Enrico Letta di candidarsi a Roma alle suppletive, tanto quel seggio l’avrebbe conquistato Carlo Calenda. Il Pd – per rinsaldare l’alleanza giallofucsia e per portare Conte in Parlamento in tempo per l’elezione del presidente della Repubblica – avrebbe voluto candidare l’ex premier nel seggio lasciato vacante da Roberto Gualtieri. Ma a rovinare i piani di Letta ci ha ben pensato l’ex votatissimo candidato sindaco di Roma. Ecco perché, all’idea di dover fronteggiare Calenda in uno scontro senza scampo, Conte si è inventato una supercazzola.

Conte rifiuta l’offerta del seggio Pd a Roma con una supercazzola

“Dopo un nuovo supplemento di riflessione ho capito che in questa fase ho ancora molto da fare per il M5S. Non mi è possibile dedicarmi ad altro“. Così Conte, nel corso di una conferenza stampa alla Camera, declinando la candidatura alle supplettive nel collegio 1 di Roma, feudo del Pd. “Sto attraversando un momento particolare” alla guida del M5S, che richiede “una dedizione completa al Movimento. Non mi perdonerei di essere un parlamentare assenteista“, spiega l’ex premier.

L’ex premier ringrazia il Pd e Letta: “Nessuna spocchia da parte mia”

Conte poi si smarca pure dalla battaglia per il Quirinale. In vista del voto per l’elezione del successore di Sergio Mattarella “non credo che la mia presenza in Parlamento sia necessaria. Anche se non eletto questo non mi impedirà di partecipare da protagonista, come leader della forza politica di maggioranza relativa, all’elezione”, sottolinea l’ex premier. “Ci sono state già delle occasioni in passato sia per quel che riguarda posizioni ministeriali che seggi per le quali è stato fatto il mio nome, ma già in passato ho dichiarato che non ero interessato. In particolare per un seggio in Parlamento, non c’era nessuna spocchia da parte mia, anzi per me è un onore rappresentare i cittadini. Nel caso del collegio di Roma, ringrazio il Pd e Letta per la disponibilità e la lealtà nella proposta”, conclude il leader del M5S.

Per lo sfidante Calenda è una vittoria a tavolino: “Ora il problema non sussiste più”

Per Calenda il fallimento della geniale mossa (si fa per dire) di Letta è una vittoria. Tanto che a questo punto non gli serve più scendere in campo. In un’intervista a Repubblica, il leader di Azione spiega: “Conte sapeva benissimo che avrebbe dovuto correre in un territorio non particolarmente fertile per i 5 Stelle. E che lì con un avversario forte rischiava di perdere”. L’avversario forte è ovviamente Calenda, la cui lista alle comunali è stata la più votata. “Per me il problema non sussiste più. Non potevo accettare l’idea che un 5 Stelle calcasse i sacri Colli, che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3 per cento. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato. Questo modo di procedere di Enrico dimostra che non c’è nessun Ulivo 2.0 ma solo un Conte 2 riveduto è corretto. Lì sono rimasti i dem, nessuno sforzo di ampliare l’area liberale, democratica e riformista”, è attacco di Calenda al Pd.

Il leader di Azione: “Chiederò al Pd di concordare un candidato senza M5S”

Ma il leader di Azione non chiude la porta in faccia a Letta, anzi. “Chiederò al Pd e a una coalizione più larga di incontrarci per decidere chi candidare, in una coalizione senza i 5 Stelle. Nella Capitale i grillini hanno una storia particolare, si sono resi colpevoli di un disastro amministrativo. Non possiamo presentarci ai romani con i 5 Stelle al nostro fianco. Purtroppo questa è un’ossessione del Pd: a Lodi il Movimento è al 2 per cento eppure vogliono imporre al sindaco Pd il simbolo dei 5 Stelle…”, spiega Calenda. Parola a Letta, dunque.

Adolfo Spezzaferro

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