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Roma, 2 feb – Il meccanismo ormai è rodato: prendi un tema di cui non frega una mazza a nessuno, lo metti in mano agli influencer, ne parli in continuazione e il gioco è fatto. E così una norma liberticida come la legge Zan diventa una sorta di urgenza nazionale. In sostanza, il dibattito viene annacquato sin dal principio: si presenta il disegno di legge come una norma che riconosce e tutela i «diritti». E poco importa che non sia affatto così. L’importante è non far parlare personaggi «bolliti» o «repellenti» come Enrico Letta, Laura Boldrini e Michela Murgia, affossando sul nascere la campagna propagandistica. No, la battaglia della legge Zan se la devono intestare gli «artisti di regime», gli influencer da milioni di follower. Gente tipo Elodie, Fedez e Mahmood.

Perché alla legge Zan servono gli artisti?

Il punto è questo. La sinistra campa sul culto delle «minoranze», ché della maggioranza, che non la vota, non gliene importa un tubo. In questo caso, le minoranze sono quelle omosessuali. Tuttavia, per il 95 per cento della popolazione, tutta presa dalla pandemia e dalla crisi economica, una roba come una «legge anti-omofobia» interessa meno di zero. È per questo che serve la voce degli artisti per far passare la legge Zan. Perché questa è gente che vive in un mondo fatato, in una campana di vetro fatta di lustrini e jet set. E quindi i vari Elodie e Fedez possono permettersi di parlare del nulla. E magari anche di richiedere che la Lega venga espulsa dal parlamento.

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La questione, in realtà, è semplicissima. L’ordinamento giuridico italiano prevede già pene molto severe per atti di discriminazione e di violenza (sia fisica che psicologica). Di conseguenza, una cosa come una legge contro l’«omotransfobia» non serve a un cavolo. O meglio: serve a sanzionare e punire tutti coloro che non si piegano all’ideologia gender. Reputi che «genitore 1» e «genitore 2» siano degli abomini? Allora sei «transofobo», e quindi devi essere condannato. Sei contro le adozioni alle coppie gay? È evidente che sei un «omofobo», e pertanto devi essere castigato. Ecco, a questo schifo – e non altro – serve la legge Zan, invocata a gran voce dal coro degli artisti di regime.  

L’empatia non è un argomento politico

Ma di questi fatti incontestabili, alla sinistra, non importa nulla. No, meglio buttarla in caciara: «È di fondamentale importanza approvare la legge Zan. Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale debbano essere condannati. Mi è capitato più volte di assistere impotente a scene di questo tipo, soprattutto durante la mia adolescenza. A volte, forse per paura o debolezza, mi sono trovato inerme davanti a situazioni che per me erano e sono una violenza. Violenza che uccide la libertà di ciascuno di essere se stesso. Ora ho 28 anni e sento di avere, come tutti, la responsabilità di sostenere questo disegno di legge», ha scritto Mahmood in una storia su Instagram. E che puoi rispondere a questa tirata piagnucolosa? Puoi mica metterti a spiegare a un tamarro con un milione di follower che l’empatia non è un argomento politico, e che le leggi contro le violenze che lui denuncia già esistono? Tempo sprecato: gli artisti di regime che sostengono la legge Zan non agiscono sulla base di argomentazioni razionali, ma perché spinti dai loro «sentimenti». E quindi, se si parla di sentimenti e sensazioni, vale tutto.

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Le colpe della destra

Sì, esatto: quella che chiamiamo «destra» si sta facendo infinocchiare un’altra volta. Tutta presa dallo scartabellare i sondaggi e dal farsi i selfie con gli arancini, la destra gioca sempre di rimessa. E quindi deve rincorrere in continuazione. Chiariamoci: ci sono diversi esponenti di Lega e Fratelli d’Italia che non hanno ceduto di un millimetro su questa legge liberticida. Pensiamo a un Simone Pillon, che per la sua determinazione è diventato il bersaglio prediletto degli strilloni di regime. Ma si tratta pur sempre di casi isolati: non c’è, insomma, una strategia di struttura. E così capita che ti ritrovi Barbara D’Urso a pregare la Meloni di non ostacolare la «legge anti-omofobia». Succede, quando spendi milioni di euro per manifesti e cene elettorali, mentre la sinistra inonda di denari istituti culturali, centri studi e cenacoli intellettuali. Che poi magari non valgono una cicca, ma intanto sanno come muoversi. Ecco, cari amici «di destra», una svegliata ce la vogliamo dare? Sennò è pure inutile che stiamo a parlarne.

Valerio Benedetti

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4 Commenti

  1. Se ,sciaguratamente,una legge-porcata come questa dovesse essere approvata in parlamento,imperativo morale dei partiti sovranisti dovrebbe essere quello di cancellarla alla prima occasione utile. Prima o poi credo tornerà ad esserci in Italia un governo senza il Pd ; soprattutto ora che finalmente il M5s ha gettato la maschera mostrando la sua natura complementare alla cosiddetta sinistra italiana…

  2. quoto OGNI parola di questo articolo.

    e oltre a NON approvare la legge zan (ci sono già leggi efficaci che puniscono FATTI REALI,non opinioni)

    una delle prime cose che deve fare la destra quando andrà al governo (e ci andrà)
    è abrogare le leggi che permettono l’inversone dell’onere della prova,
    un aborto giuridico che ha letteralmente distrutto quel poco (ed era poco)
    che restava della credibilità della giustizia,nel nostro paese.

  3. Artisti?
    Influencer?
    ahahahahahahahah

    Basta usare il proprio cervello, avendolo, spegnere il televisore, non accedere ai social, per ignorare tale immondizia.
    Ignorare e non alimentare i propri nemici. L’arte della guerra.

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