Roma, 24 ago – Al Meeting di Rimini i leader politici si incontrano e parlano dal palco. Ci sono tutti, o per lo meno tanti, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, Enrico Letta e Luigi Di Maio, mentre è atteso oggi anche Mario Draghi. Manca il presidente del M5S Giuseppe Conte, il che produce una bizzarra reazione negli ambienti grillini. Mancano anche Carlo Calenda e Matteo Renzi, che però ci saranno nei prossimi giorni.

Meeting Rimini, l’inutile scontro sulle sanzioni alla Russia

La cosa che emerge di più, come riportato dall’Ansa, è lo “scontro” tra Matteo Salvini ed Enrico Letta. Uno scontro che si concentra sulla guerra in Ucraina e sulle sanzioni economiche verso Mosca. Se il segretario del Pd sulla questione continua ad esprimere la posizione generale (ovvero, sostegno a prescindere all’Ucraina e il sì ad ogni restrizione verso la Russia, scelta a livello europeo e quindi giammai discutibile) ribadita a più riprese anche dal premier Draghi, Salvini si concentra sui guadagni che Mosca starebbe ottenendo dalla “guerra economica”: “L’avanzo commerciale della Russia è di 70 miliardi di dollari: per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna. Non vorrei che le sanzioni stiano alimentando la guerra. Spero che a Bruxelles stiano facendo una riflessione”.

A queste riflessioni, però, il leader del Carroccio aggiunge anche una precisazione: “Sull’Ucraina la Lega farà quello che gli altri Paesi democratici ed occidentali fanno. Comunque vadano le elezioni la collocazione internazionale dell’Italia non si cambia”. Insomma, viene osservato che le sanzioni possano essere un problema e non un aiuto di qualsivoglia tipo sia per la guerra che per il nostro Paese. Poi però si ribadisce – sostanzialmente – che qualsiasi cosa accada la posizione dell’Italia sarà accodata a quella degli altri, anche sulle sanzioni.

Ma allora sorge spontaneo chiedersi: a che serve sollevare critiche alle sanzioni, se poi si manifesta esplicitamente l’impotenza di intervenire sulla questione, addirittura “qualsiasi cosa accada”? Praticamente, con questo interscambio dialettico, si ceritifica per l’ennesima volta un fatto (per carità, ovvio per chi non sia completamente sprovveduto): in questo momento storico, la dissidenza è praticamente consultiva. E in certe fasi, neanche troppo facile da esprimere in parole. Salvini osserva i limiti delle sanzioni, ma non è – parole alla mano – tecnicamente in grado di poter frenare il processo, limitandosi a descriverne gli effetti negativi. Piuttosto sconfortante da osservare, a prescindere dal fatto di esserne a conoscenza.

L’assenza grillina

Al Meeting di Rimini il “grande” assente è stato Giuseppe Conte. Che su Facebook scrive un post “alla rivoluzionaria antisistema”, troppo utile nel mondo grillino e per le sue flebili speranze di risalire un minimo la china elettorale: “Oggi al Meeting di Rimini non è stata ospitata la voce del Movimento 5 Stelle. C’era invece una sfilata di politici che fanno finta di litigare in pubblico e poi intorno ad un tavolo trovano sempre l’accordo. Poi ci siamo noi, diversi da loro. Siamo scomodi per un certo sistema che vuole escluderci e oscurarci. Come le persone che difendiamo: lavoratori, giovani e piccole imprese non garantiti e tutelati da nessuno.” Da Comunione e Liberazione – che da sempre organizza l’evento – erano arrivate precisazioni piuttosto chiare. Nessun intento punitivo, Conte non è stato invitato perché non aderente all’intergruppo di sussidiarietà.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Italioti che manco comprendono o hanno paura di dirlo: gli Usa yankeezzando in Ucraina ottengono un traguardo palesemente antieuropeo.
    Si interrompe il cordone ombelicale tra russi e tedeschi mettendo in crisi maggiormente quest’ ultimi. Il mondo crucco, piaccia o non piaccia, è stato il grande ostacolo social-culturale-economico alla fagocitosi a-storica, antistorica made in Usa.
    Un dato su tutti, in Europa a certi livelli si parlava prevalentemente la lingua tedesca, e oggi, già domani ?
    Comunque se ne facciano una ragione…, la maggioranza non è filo la recente indegna gestione della terra ucraina ! Lo sanno benissimo ma non sanno come uscirne.

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