Roma, 19 mag – Nel governo Conte II era l’ago della bilancia. Tant’è che l’esecutivo giallofucsia lo ha fatto cadere lui. Ora però, nella grande ammucchiata draghiana, conta quanto il due di coppe quando regna bastoni.  E, sondaggi alla mano, rischia seriamente di non arrivare alla soglia del 3 per cento utile a confermare il suo scranno in parlamento. Stiamo parlando, ovviamente, di Matteo Renzi. Che, messo in un cantuccio dal «liquidatore», si è dato alla scrittura. È infatti appena uscito Il mostro (Piemme), il libro in cui l’ex rottamatore attacca frontalmente la magistratura che – sostiene lui – lo avrebbe preso di mira. E Renzi ne ha davvero per tutti, incluso l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Contro la magistratura

Nella sua requisitoria contro l’inchiesta Open, il capo di Italia viva non esita a prenderla alla larga. Ritornando addirittura al 2014, quando fu chiamato a formare il suo governo. In quei frangenti, Renzi avrebbe voluto al ministero della Giustizia Nicola Gratteri, magistrato celebre per la sua dura lotta contro la ’ndrangheta. Ma qualcosa andò storto: «Avremmo lavorato per il sorteggio al Csm, così da spezzare il meccanismo. Avremmo rivoluzionato la responsabilità del magistrato che sbaglia», scrive l’ex segretario del Pd nel Mostro. Tuttavia, prosegue, le correnti delle toghe – con in testa Magistratura democratica – avrebbero posto il veto su Gratteri, giudicato una mina vagante in grado di ridimensionare il loro potere.

Renzi attacca Napolitano

«Non solo Magistratura democratica, ma anche Unicost [area centrista] era assolutamente contraria alla candidatura di Gratteri, perché sarebbe andato lì contro le correnti», spiega sempre Renzi. «Altri non apprezzavano Gratteri per le sue posizioni non proprio garantiste. Ma non c’è ombra di dubbio che Gratteri, in quel momento, fosse un elemento di assoluta rottura del sistema, di vera e propria rottamazione». Ma le toghe, secondo l’ex premier, avevano dalla loro parte un alleato pesante, il proverbiale asso nella manica: il presidente della Repubblica in persona. Giorgio Napolitano, racconta Renzi, «utilizzando le prerogative della Carta costituzionale, mi ha detto che non voleva Gratteri ministro della Giustizia. Punto». Ma perché l’allora inquilino del Colle avrebbe ubbidito ai magistrati? Il capo di Italia viva non lo rivela: «Ho una regola aurea: i colloqui col papa e col presidente della repubblica non si riportano». Eppure, spiega Renzi, «i fatti storici comunque sono chiari, Giorgio Napolitano ha detto: “Io Gratteri non lo firmo”». Con tante grazie delle toghe.

Valerio Benedetti

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

Commenta