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Roma, 3 giu – “Procurata pandemia”, “raffica di avvisi di garanzia”: rischia pure il ministro della Salute Speranza. Secondo indiscrezioni riportate dal Giornale, dalla procura di Bergamo, che indaga per epidemia colposa, a giorni dovrebbero partire numerosi avvisi di garanzia. L’ipotesi su cui starebbe lavorando la procura guidata da Antonio Chiappani si basa su una direttiva Ue, la 1082 del 2013 e ratificata in Gazzetta Ufficiale dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Direttiva che obbliga l’Italia “a sviluppare un piano generico di preparazione a serie minacce transfrontaliere che potrebbero costituire un’emergenza sanitaria internazionale“. La pandemia di Covid-19, per l’appunto.



“Procurata pandemia”, la direttiva Ue ignorata da Speranza (e non solo)

Ebbene, secondo quella che dovrebbe essere l’ipotesi dei pm, ministri e dirigenti del ministero della Salute si sarebbero sottratti a questo obbligo. Lo stesso vale per chi avrebbe dovuto tradurre le linee guida Ue in piani operativi regionali. Pertanto nel mirino ci sarebbero la stessa Lorenzin, Giulia Grillo e Roberto Speranza, titolari del dicastero dal 2014. Ma anche Claudio D’Amario e il suo predecessore come direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero, ossia Ranieri Guerra – già indagato per false dichiarazioni ai pm sul report Oms sparito. Ancora, il direttore dell’Iss Silvio Brusaferro e il capo di gabinetto di Speranza Goffredo Zaccardi, sentito nei giorni scorsi, e le cui chat sono nelle mani degli inquirenti. E poi l’ex assessore al Welfare Giulio Gallera, del quale la Finanza ha già acquisito chat integrali da febbraio a giugno 2020.

Nel mirino la mancata “zona rossa” in Val Seriana e la riapertura dell’ospedale di Alzano

Si tratta dello stesso filone di indagini che vede indagato l’ex direttore generale della sanità lombarda Luigi Cajazzo. Nel mirino la mancata “zona rossa” in Val Seriana (per decisione dell’allora premier Giuseppe Conte) e la sconsiderata riapertura, il 23 febbraio 2020, del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo, dove erano stati scoperti i primi casi di positività nel territorio. Due fattori che hanno causato l’impennata dei contagi e l’altissimo numero di vittime nella zona.

L’ex direttore medico dell’ospedale si costituirà parte civile

A tal proposito, l’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano Giuseppe Marzulli, già sentito dai pm, si costituirà parte civile. Parlando con l’Agi, Marzulli punta il dito contro la Regione Lombardia e il ministro Speranza. Perché fu lui a chiudere l’ospedale di Alzano per la presenza di due pazienti Covid poi morti. Ma la decisione di riaprire poche ore dopo fu “un ordine dei vertici aziendali e regionali”, sostiene Marzulli, il quale ha scelto di essere difeso dai legali che tutelano i familiari di 500 vittime della Bergamasca. L’ipotesi della Procura è che quella decisione – a cui Marzulli provò ad opporsi – innescò il terribile focolaio della Val Seriana. Evento che a sentire proprio Ranieri Guerra, insieme alla campagna BergamoNonSiFerma, o alla partita di Champions Atalanta-Valencia, ha “amplificato la trasmissione del virus”.

Parola ai pm, dunque. Vedremo nei prossimi giorni se gli avvisi di garanzia annunciati dal Giornale arriveranno a chi di dovere.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Tutti da assolvere poiché di salute sanno poco o nulla! A già, la Legge non ammette ignoranza…, procedurale (?!).

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