Roma, 11 gen – “Berlusconi smentirà, le parole riportate sono molto gravi“: così il segretario del Pd Enrico Letta va all’attacco del Cav sulla battaglia per il Quirinale. Il leader di Forza Italia avrebbe confermato ai suoi che se l’attuale premier Mario Draghi venisse eletto presidente della Repubblica, si tornerebbe al voto. Perché FI lascerebbe la maggioranza causando quella crisi di governo che proprio Letta ha minacciato in caso di elezione al Colle di Berlusconi.

Quirinale, Letta contro Berlusconi: “No muro contro muro, sì condivisione”

“Non credo che quelle parole siano state pronunciate, sarebbero molto gravi, la tempistica è sbagliata, sbagliatissima”, dice Letta ospite a Metropolis live. “Penso che Berlusconi smentirà quelle parole, sono dei riportati, dei detti, se fossero state effettivamente dette sarebbero molto gravi. Sono sicuro che non le ha dette“, rincara la dose il leader dem. Il Pd intende “trovare una intesa su una o un presidente di larga intesa, di condivisione, con un profilo istituzionale condivisibile da una larga maggioranza dei grandi elettori, non divisivo. E’ la cosa giusta da fare. Lavoreremo così, no muro contro muro e sì condivisione“, spiega Letta.

Il segretario Pd contro il Cav: “E’ il capo di un partito, è divisivo”

Letta ribadisce il no del Pd a Berlusconi. “Nessuno può pretendere di avere il presidente della Repubblica, perché questo è un Parlamento senza maggioranza, è la somma di tante minoranze. Come tale, il presidente della Repubblica non può che uscire da uno sforzo condiviso da parte di tutti”, sostiene. “Berlusconi è il capo di un partito, è divisivo lui come lo sono io, Salvini, ConteOgnuno di noi essendo capo di partito è divisivo per definizione. Il presidente della Repubblica, come sempre, deve essere una figura istituzionale non il capo di un partito”. Letta ci gira intorno ma poi ammette qual è il nodo della questione. Ossia che il Pd (neanche con l’alleato-accollo M5S) ha i numeri per dettare la linea in Parlamento. Il centrodestra, con i delegati regionali, infatti, parte da una base numericamente maggiore.

Il leader dem teme la quarta votazione (e fa bene)

“Si vota una volta al giorno, dire aspettiamo la quarta votazione, il 27 gennaio, vuol dire che non c’è consapevolezza del fatto che non ci sarà la pazienza degli italiani di aspettare il Parlamento che non si mette d’accordo. E’ importante trovare una intesa in modo che non riparta l’idea dell’anti-politica”. Ovvio che qui Letta tradisce la sua paura di arrivare alla quarta votazione (fatto pressoché inevitabile). Quando a Berlusconi basteranno (si fa per dire) 504 voti per essere eletto capo dello Stato. Pd e M5S sono ancora in alto mare e allo stato attuale non sono in grado di proporre un nome condiviso. Però – tanto per cambiare – sono uniti nel no a Berlusconi.

Il bis di Mattarella farebbe sfumare ogni chance per il leader di FI

Il leader dem vorrebbe tanto un Mattarella bis (e non soltanto lui). “Mattarella? Il giorno in cui lasciasse il Quirinale sarei triste, ha svolto la sua funzione nel miglior modo possibile. Mi fermo qua”, dice Letta. Berlusconi sa che se Draghi dovesse rinunciare alla corsa al Quirinale, se i partiti (o lo stesso Draghi) dovessero convincere il capo dello Stato a restare per un secondo mandato, per lui non ci sarebbero chance. Ecco perché il Cav intende essere o candidato o king maker, decidere lui insomma chi andrà al Colle.

I peones temono di restare senza poltrona prima del tempo

La linea del Cav è semplice: Draghi deve restare a Palazzo Chigi, se viene eletto al Quirinale, si va subito al voto. Uno spauracchio terrificante per tanti peones che perderebbero per sempre la poltrona (visto il taglio dei parlamentari). Berlusconi dunque convocherà a Villa Grande Salvini e Meloni dopo la direzione dem del 13 gennaio e deciderà. Ma è ovvio che punta al gruppo Misto (soprattutto agli ex M5S) e ai centristi sparsi qua e là per arrivare a quota 504 voti. Capitolo a parte i renziani, ago della bilancia. Non credo che ci siano pregiudizi negativi da parte di Renzi nei confronti di Berlusconi. Ma in merito il numero due di FI Antonio Tajani è fiducioso. “Ritengo che se la candidatura di Berlusconi trovasse consenso anche nella grande parte del gruppo Misto, potrebbe anche trovare consenso da parte di Renzi”, dice.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Secondo me il Quirinale spetta di diritto a Bergoglio.
    Anche perché è un ottimo politico.
    E sa dettare bene le linee guida.
    In alternativa c’è Mimmo Lucano.
    Berlusconi andrebbe bene solo se questi due non dovessero accettare.
    Se poi volete una donna, c’è sempre la Bonino.

  2. Mi sto affezionando all’idea di Berlusconi presidente della Repubblica.
    Certo, Bergoglio sarebbe stata tutta un’altra cosa.

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