Roma, 28 ott – Romanzo Quirinale: all’indomani del voto che ha affossato il Ddl Zan, i giallofucsia sono spaventati dai franchi tiratori nel Pd e nel M5S e dalle manovre dei due Matteo per l’elezione del presidente della Repubblica. Il dato politico è evidente: Letta non controlla il Pd in Aula, né Conte controlla i 5 Stelle. Dal canto loro, i senatori di Italia Viva assicurano di aver votato contro la tagliola Lega-FdI per salvare il Ddl Zan. Ma per la prima volta con il voto di ieri salta agli occhi ciò che diciamo da tempo: che se i due Matteo, Renzi e Salvini, si accordano sul successore di Mattarella, lo eleggono senza bisogno dei voti dei giallofucsia.



I franchi tiratori contro il Ddl Zan e la battaglia per il Quirinale

Ieri, mentre nel centrosinistra tutti accusavano tutti, e i giallofucsia accusavano Renzi, volato in Arabia Saudita nel giorno cruciale del voto che ha decretato l’addio al Ddl Zan, uno è rimasto lucido. Si tratta di Pierluigi Bersani, ex Pd oggi LeU, il quale sul voto di ieri al Senato chiosa con efficace sintesi: “Temo sia una prova generale del quarto scrutinio per il Quirinale“. Ossia quando centrodestra e Iv, se d’accordo, avranno i numeri per eleggere il capo dello Stato. “E’ tempo che il campo progressista prenda piena coscienza della situazione”, avverte Bersani. Certo è che se Letta non può contare su tutto il Pd e men che mai fare affidamento sul M5S di Conte, difficilmente potrà imporre un nome per il Colle. E a quel punto, come ammettono tra le file dei dem, è facile che scatti l’operazione Casini (fortemente voluto da Renzi). Un centrista perfetto – democristiano doc come Mattarella – per mettere d’accordo tutti.

Giallofucsia contro Renzi, ma l’asse dei due Matteo fa la differenza

Anche il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano punta il dito contro Renzi. “La responsabilità” dello stop al Ddl Zan “va imputata a Iv che alla Camera ha scritto e votato questo testo e al Senato ha fatto altro. Del resto – fa presente in un’intervista alla Stampa – abbiamo assistito a vari segnali di fumo lanciati verso la destra in vista delle manovre per il Colle. Adesso hanno compiuto un passo in un altro campo. E lo abbiamo visto in Sicilia dove Iv ha siglato un accordo con Micciché: più chiaro di così…”. Provenzano non ha dubbi: da parte di Renzi “c’è una responsabilità politica chiarissima. La maggioranza che aveva mediato e votato questo testo alla Camera non c’è stata al Senato e a sottrarsi in questi mesi è stata Italia Viva”.

Caccia ai centristi per eleggere il successore di Mattarella

L’asse dei due Matteo, nato proprio sul Ddl Zan – che infatti imputano entrambi al Pd (con l’accollo M5S) il fallimento di ieri, visto che Letta è voluto andare alla prova di forza, perdendola – è il dato politico più rilevante in vista dell’elezione del capo dello Stato. Nel centrosinistra ora il problema è accordarsi con i centristi – che ieri hanno affossato il Ddl Zan grazie al voto segreto – che non si schiereranno con il centrodestra e Iv (dando per scontato che l’asse reggerà). A dire chiaramente come stanno le cose è il vicepresidente del Senato La Russa (FdI): La sinistra deve sapere che c’è una nuova maggioranza in Parlamento. Ne tenga conto anche in vista dell’elezione del capo dello Stato”. I numeri parlano chiaro.

I numeri parlano chiaro

Come sottolinea Renzi, i franchi tiratori sono il vero problema e non la sua assenza. “Per mesi ho chiesto di trovare un accordo per evitare di far fallire il Ddl Zan. Hanno voluto lo scontro e queste sono le conseguenze – fa presente il leader di Iv -. Chi polemizza sulle assenze dovrebbe fare i conti con i 40 franchi tiratori. Non importava conoscere la politica, bastava conoscere l’aritmetica”, chiosa con il suo solito sarcasmo. Nello specifico, Letta contava su 145-149 voti per bloccare la tagliola. Ma i no sono stati 131: quindi i franchi tiratori sono tra i 14 e i 18. Ora veniamo alle assenze. Ieri in Aula erano presenti 12 dei 16 senatori renziani, 62 dei 64 della Lega, 46 (su 49) di Forza Italia. Nel Pd mancavano due senatori su 38, assenti due senatori su 74 anche nel M5S. Tutti presenti, infine, i senatori di FdI.

In conclusione, all’elezione del successore di Mattarella, centrodestra e Iv partono da 500 voti, a un soffio dal quorum fissato a 505. Obiettivo abbastanza facile da raggiungere, convincendo qualcuno nel gruppo Misto. Pertanto la pattuglia dei renziani è l’ago della bilancia per decidere chi andrà al Quirinale.

Adolfo Spezzaferro

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