Roma, 8 dic – E’ ancora scontro sul Recovery plan, con Italia Viva che resta ferma sul no alla governance e al decreto proposti dal premier Giuseppe Conte. I renziani non cedono sul nodo della task force per la gestione dei progetti del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) collegato al Recovery fund Ue. Dopo l’interruzione del Consiglio dei ministri di ieri per via della notizia della Lamorgese positiva al coronavirus, lo scontro nella maggioranza giallofucsia è proseguito anche nella riunione tecnica. “Il problema – fa presente Matteo Renzi – non è solo la governance del Recovery, è tutto il piano. Se pensano che io stia scherzando, mi conoscono poco. Se non cambia, io mi sgancio“. La minaccia del leader di Iv è in linea con la posizione espressa da Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv, che sulla crisi di governo dice: “Spero di no, ma temo di sì”. E ribadisce: “Non daremo i pieni poteri a Conte”.



Recovery fund, no di Renzi a Conte su tutta la linea

Obiettivo del vertice: trovare una quadra non solo sullo schema di aggiornamento del Recovery ma, soprattutto, sulla cabina di regia che il premier vorrebbe infilare in un decreto ad hoc. Ebbene, la pattuglia dei renziani al governo è contraria ad affidare a una task force di tecnici la gestione dei miliardi Ue. Ee quindi anche alla proposta di inserire tale soluzione in un decreto. I tecnici di Iv sarebbero contrari anche alle deroghe ai manager previste per la cabina di regia. Un no su tutta la linea, dunque. Alla fine, a quanto pare, Conte intende rinunciare all’idea di regolare la governance con un emendamento alla legge di Bilancio. Piuttosto potrebbe ricorrere a un decreto legge che potrebbe essere esaminato nel Consiglio dei ministri, che è stato aggiornato ad oggi.

L’approvazione del Pnrr potrebbe slittare a dopo il voto sul Mes

Il premier dovrà pure trovare un piano B rispetto alla cabina di regia che lui vorrebbe composta da se stesso e dai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd), e dello Sviluppo, Stefano Patuanelli (5 Stelle). Senza esponenti di Iv, insomma. E rinunciare all’idea delle deroghe ai manager, avversata dai renziani. Ecco perché l’approvazione del Pnrr potrebbe slittare a dopo il delicato voto al Senato sulla riforma del Mes, calendarizzato per domani. Sì perché sui soldi del Recovery fund Renzi non intende mollare rispetto ai desiderata di Conte. E potrebbe ricattarlo sul Mes.

La rottura di Iv sulla risoluzione di maggioranza per il Mes

Anche sul salva Stati Ue si è consumata un’altra rottura: la risoluzione di maggioranza è stata infatti depositata senza la firma di Iv. A riportarlo è Il Foglio, che parla addirittura di una maggioranza che “va in frantumi” al Senato. E’ quanto emerge da una intervista a Davide Faraone – capogruppo di Iv a Palazzo Madama – che ha ritenuto troppo “stringato” e “tiepido” il testo presentato Pd e LeU. “Sentire le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato approva“. Sarebbe questo il testo che, sempre secondo Il Foglio, Faraone non avrebbe accettato di sottoscrivere. Testo che secondo il renziano sarebbe stato depositato “in tutta fretta per ottenere che sia il primo testo a essere messo in votazione in Aula dopo il discorso del premier”.

A quanto pare il Mes dovrebbe passare perché è opinione unanime che i grillini, anche i “duri e puri” che hanno detto che non lo voteranno, si accoderanno alla maggioranza pur di non far cadere il governo. A questo punto, visto il braccio di ferro tra Renzi e Conte, è dalla pattuglia di senatori Iv che ci si potrebbero aspettare eventuali trappole. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro 

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