Roma, 3 nov – Nella Lega è resa dei conti dopo le dure critiche di Giancarlo Giorgetti al segretario Matteo Salvini, che convoca per domani il consiglio federale. Il ministro dello Sviluppo economico vuole spaccare il Carroccio? Oppure isolare il segretario, ormai in minoranza? Non è detto che sià così. Una cosa è certa: dopo le parole di Giorgetti sul leader, definito “incompiuto” in Europa, la coabitazione nel partito sarà complicata. Se non impossibile. Ma se Salvini può contare sui leghisti della prima ora e sulla base militante, Giorgetti (insieme con i ministri e alcuni governatori) parla da leader della Lega di governo, legato a doppio filo con Draghi e con chi nella Ue e negli Usa vuole un Carroccio più vicino al Ppe.



Giorgetti attacca Salvini, resa dei conti nella Lega

Ieri le anticipazioni ad orologeria del nuovo libro di Vespa sono state un vero e proprio terremoto a via Bellerio. Giorgetti ha da un lato lanciato Draghi al Quirinale in versione semipresidenzialismo de facto – “può guidare il convoglio anche dal Colle” – e dall’altro criticato duramente la politica senza arte né parte di Salvini. Sul fronte del Quirinale, la mossa del ministro leghista è chiara: poiché Ue, Usa e Nato vogliono che Draghi guidi l’Italia, l’opzione – in verità poco concreta, anche perché sgradita ai giallofucsia – di un super presidente che controlli anche il governo è l’unica accettabile. Altrimenti l’ex numero uno della Bce deve restare a Palazzo Chigi fino al 2023, con Mattarella confermato presidente. Una figura terza al Colle potrebbe essere un problema, soprattutto per Draghi premier. Inutile dire che l’attuale presidente del Consiglio se candidato al Quirinale sarebbe eletto al primo scrutinio e potrebbe tranquillamente piazzare il suo fedelissimo Daniele Franco, attuale ministro dell’Economia, a Palazzo Chigi. In ogni caso, la maggioranza che oggi sostiene l’esecutivo, una volta eletto il capo dello Stato, potrebbe vacillare se non addirittura spaccarsi. A prescindere da chi sarà premier.

Per il ministro, il segretario è colpevole di non aver fatto “una scelta precisa” in Europa

Ma la bordata vera sparata da Giorgetti è quella contro Salvini. Colpevole secondo il ministro dello Sviluppo economico di non aver ancora fatto “una scelta precisa” in Europa. “Capisco la gratitudine verso Le Pen che dieci anni fa lo accolse nel gruppo, ma – porta il colpo – l’alleanza con Afd non ha una ragione”. Insomma, “se vuole istituzionalizzarsi Salvini deve fare una scelta precisa”, invece la sua svolta europeista “è un’incompiuta”. “Matteo – prosegue Giorgetti – è abituato a essere campione d’incassi nei film western, ma ormai sono passati di moda. Sono finiti con Balla coi lupi, mentre adesso in America sono molto rivalutati gli indiani nativi”. Sul fronte Ue, dal canto suo Salvini non intende cedere: non ne vuole sentire parlare di entrare nel Ppe (come chiede anche l’alleato Berlusconi). Anzi, il segretario leghista sta spingendo per creare un nuovo gruppo della destra al Parlamento europeo che comprenda esponenti del Partito popolare, dei Conservatori e anche di Identità e democrazia, con l’uscita dei tedeschi di AfD. Mossa che va nella direzione opposta degli auspici del ministro dello Sviluppo economico e dei moderati nel centrodestra.

Ora appare molto difficile la coabitazione della Lega di governo con quella di lotta

In conclusione, lo strappo di Giorgetti dovrebbe accelerare la “trasformazione” della Lega o tutta in direzione del sostegno a Draghi o tutta compatta nel dietrofront sulle posizioni più battagliere. Ma, come ripete sempre Salvini, non esiste proprio che il Carroccio esca dal governo. E allora delle due, una. Quale Lega vincerà? Quella di governo o quella di lotta? Visto che la coabitazione Giorgetti-Salvini è saltata? Staremo a vedere. Il consiglio federale convocato in tutta fretta dal segretario sarà già un primo segnale.

Adolfo Spezzaferro

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