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Roma, 5 dic – Tra Mes, Ilva e prescrizione, a tenere banco ieri nel dibattito politico c’era anche Bella Ciao. O più precisamente il video del “coretto” dei commissari Ue di sinistra a Bruxelles. Le immagini di Timmermans e Gentiloni in versione ultras dell’Anpi hanno fatto il giro dei social, generando la prevedibile ondata di indignazione a destra. Salvini aveva definito l’intonazione di Bella Ciao da parte di alcune delle massime cariche dell’Ue “uno spettacolo indegno”, mentre prima di lui la Meloni si era detta scandalizzata: “Solo io reputo scandaloso questo ridicolo teatrino da parte delle più alte istituzioni europee?”, si era chiesta retoricamente la leader di Fratelli d’Italia, “non hanno nulla di più importante di cui occuparsi?”.

“Bella Ciao canto di libertà etc”, solita litania della sinistra

Alla prevedibile reazione a destra è seguita la ancor più automatica contro-reazione a sinistra, dove ovviamente gli esponenti del mondo politico e culturale progressista ci hanno tenuto a spiegare come Bella Ciao “sia un canto di tutti, di libertà etc etc”. Il primo a rispondere è stato il diretto interessato, il commissario europeo Paolo Gentiloni, che ha definito “un onore” intonare il canto partigiano, rispondendo così a chi “si era scandalizzato”. A dar manforte all’ex premier ci ha pensato anche il suo segretario di partito, Nicola Zingaretti: “Caro #Salvini, se vivi in un Paese democratico è anche perché ci sono stati tante e tanti che hanno perso la vita cantando #BellaCiao per la nostra libertà. Non offendere una storia italiana che è di tutti”. Il segretario del Pd sceglie dunque un approccio “alla Augias”, con lo stile pedagogico tipico della sinistra che insegna la storia e la vita agli ignoranti di destra. 

Orfini e la ninna nanna partigiana

Da sinistra in molti si sono accodati alla difesa istituzionale di Bella Ciao. Il presidente del Pd Orfini ci ha raccontato che lui utilizza la canzone feticcio della sinistra come ninna nanna: “Noi a casa ci addormentiamo le nostre bimbe. È la prima canzone che hanno imparato e cantato. Perché è un canto che insegna la libertà. E tramandarlo è il modo più bello di ringraziare chi quella libertà ci ha regalato”. Non poteva mancare all’appello un dioscuro del pensiero unico come l’ex direttore del Tg1, Gianni Riotta: “A me che #BellaCiao l’inno della Resistenza antifascista italiana sia stato adottato in tutto il mondo come musica di libertà e giustizia piace un sacco”. 

Calenda e Rizzo fuori dal coro

Fuori dal coro della sinistra due personaggi agli antipodi come Calenda e Rizzo. Per il “pariolino” ex Pd che guarda al centro, quella su Bella Ciao è una “polemica sul nulla” che fa solo il gioco dei sovranisti: “A tutti quelli che si accingono a rispondere a #Salvini e #Meloni sui Commissari che cantano #BellaCiao: vogliono iniziare un’altra polemica sul nulla. Ricordare sempre: senza polemiche non esistono. Non lavorano, non si preparano, non propongono soluzioni. Vivono di cagnara”.
Diverso l’approccio del comunista tutto d’un pezzo Rizzo, che considera un oltraggio il coro inscenato dai commissari Ue: “Adesso basta, non se ne può più! Anche i commissari UE cantano ‘#BellaCiao‘. Sono quelli che equiparano il comunismo al nazismo. Questa canzone è violentata ovunque. I Partigiani si rivoltano nella tomba. Vergogna! Fuori da UE, € e Nato!”. Insomma grande è la confusione sotto il cielo dei devoti alla resistenza. L’unica certezza è che Bella Ciao resta un canto divisivo. Anche a sinistra. 
Davide Di Stefano

3 Commenti

  1. Tra i migliori esecutori della canzone purtroppo viene dimenticato il simpatico menestrello -attuale ministro dell economia- Gualtieri, già professore di storia, amico degli amici di bruxelles, consulente di Romano Prodi …

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