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Roma, 5 dic – Che il movimento delle sardine non sia né spontaneoapartitico è ormai un dato acclarato. Che sia infiltrato da esponenti del Partito democratico e dell’associazionismo di sinistra è documentato e inoppugnabile. Che il leader delle sardine, Mattia Santori, abbia legami lavorativi con Romano Prodi, che non a caso ha lodato il movimento, e addirittura con il gruppo Gedi, anche questo non può essere messo in discussione. Quello che ancora non è chiaro è che cosa intendano fare queste sardine. Una questione che Santori, nelle sue varie comparsate televisive, ha dribblato in tutte le maniere possibili e immaginabili, spesso ricorrendo a irritanti supercazzole. Eppure, nelle ultime ore cominciano a filtrare informazione che potrebbero aiutare a capirci qualcosa.

La riunione a Roma

L’indiscrezione arriva da Felice Florio, redattore di Open, che afferma di aver parlato con una fonte vicina a Santori. Stando a questa fonte, le sardine dispongono di una squadra di 25 persone che analizza il riscontro politico-mediatico che sta avendo il movimento. Una task force che lavorerebbe per «puro volontariato, anzi ci perdiamo soldi e impieghiamo gran parte del nostro tempo perché crediamo nelle sardine». Sia come sia, il prossimo 14 dicembre, dopo la manifestazione indetta a Roma, avrà luogo una riunione tra i fondatori del movimento e 150 organizzatori dei vari flash mob che hanno interessato circa 70 località italiane. Sia sul luogo dell’incontro che sull’ordine del giorno, la fonte di Open non si sbottona: «Dobbiamo confrontarci con schiettezza, senza paura di essere ripresi e strumentalizzati». Ma pare che Santori in persona abbia dichiarato che «a Roma si chiude una prima fase» e, dopo la riunione, se ne aprirà un’altra.

Le sardine contro la destra di Salvini

A precisa domanda se le sardine intendano costituirsi in partito, Santori è più che scettico: «Lo escludo. Ma questa riunione ha due scopi. Il primo è quello di far emergere un documento programmatico, tre o cinque linee guida che rappresentano il nostro movimento. Il secondo scopo è fare in modo che gli organizzatori, tornando nei territori, liberino quelle energie e facciano in modo che un’area politica faccia proprie le nostre istanze». Stando a queste dichiarazioni, sembra quindi che le sardine vogliano agire da think tank, appunto, per una precisa «area politica». Sì, ma quale? Di certo, ed era ovvio, non il centrodestra: «Salvini non può vincere in Emilia-Romagna e in Toscana. Dobbiamo impedirlo», è la risposta categorica del leader.

Le profferte dei partiti di sinistra

Santori poi non nasconde che molti partiti hanno corteggiato le sardine per portarle dalla loro parte: «Confermo – assicura il leader – mi hanno contattato, erano interessati a una collaborazione possibile». Eppure il líder máximo avrebbe declinato l’invito, poiché «non è il momento per parlarne ed è solo uno dei possibili scenari futuri: le sardine restano fuori dai partiti, questa è la prima regola per permettere al movimento di andare avanti. Ma il dialogo con la politica tradizionale, e quindi i partiti di centrosinistra, arriverà. Prima, però, dobbiamo elaborare le nostre proposte per una politica diversa da quella del centrodestra». Insomma, nonostante tutte le supercazzole possibili, ormai lo ammettono: le sardine non sono affatto apolitiche, ma si inseriscono organicamente nel calderone della sinistra. Inoltre, come avrebbe detto sempre a Open una fonte vicina a Santori, «l’aspettativa di Mattia è che le sardine si trasformino in un’attività politica dal basso».

Le sardine diventano un partito?

Insomma, non è ancora chiaro se i dirigenti del movimento agiranno da spin doctor per i partiti di sinistra o se, invece, si decideranno per il grande salto, presentandosi alle elezioni da soggetto politico autonomo. Per saperne di più, bisognerà appunto attendere il 15 dicembre, una volta che sarà terminata la riunione romana e i leader delle sardine spiegheranno come intendono muoversi. Ad ogni modo, almeno una cosa l’hanno ammessa: le sardine vogliono fare politica, e vogliono farla nel centrosinistra. Il che non sarà una sorpresa, ma se non altro coloro che intendono partecipare ai loro eventi, ora sanno di chi stanno facendo gli interessi.

Valerio Benedetti

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