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Roma, 6 ott – Tensione alle stelle nella maggioranza, con Salvini che va al contrattacco dopo lo strappo sulla delega fiscale e l’attacco di Draghi e Letta: “Non voteremo mai la patrimoniale sulla casa. La Lega resta al governo, semmai escano Letta e Conte“. Con il risultato delle amministrative che pesa sugli equilibri della maggioranza, il leader della Lega cerca di recuperare terreno attaccando l’asse Pd-M5S e sfidando Draghi. “Perché la Lega non ha votato la delega fiscale? Parto da quello che c’è scritto, le parole volano e gli scritti rimangono”. Così Salvini nel corso del punto stampa torna sull’assenza della Lega in Cdm per il via libera sul fisco. Il leader della Lega critica in particolare quanto previsto dall’articolo 7, comma 2, lettera A e B, motivo per cui non voterà la delega fiscale. “C’è un aumento possibile delle tasse sulla casa“, dice soffermandosi sul testo che fa riferimento alla riforma del catasto e che tiene in mano.



Salvini: “Delega fiscale è una patrimoniale sulla casa, già tassata”

Salvini non ha dubbi: “Questa è una patrimoniale, su un bene primario già tassato. Contiamo che il Parlamento intervenga e tolga ogni ipotesi di riforma del catasto sulla casa. Io sono in questo governo per ridurre le tasse, non per aumentarle. Non firmo una cambiale in bianco ad un ministro che dice che si deciderà nel 2026. Ci va bene il passaggio che porta all’emersione degli immobili abusivi. Ma ogni possibilità attuale o futura di un aumento della tassa sulla casa – chiarisce il leader del Carroccio – non potrà mai avere il sostegno della Lega. Il sostegno della Lega al governo non è in discussione quando si parla di tagliare le tasse. Non ci sarà mai per l’aumento delle tasse. Al presidente Draghi – ricorda Salvini – ho chiesto a marzo, e siamo arrivati a ottobre, un intervento risolutivo sulle cartelle esattoriali che rischiano di dare una mazzata definitiva post Covid a famiglie e imprese. Il Parlamento ha dato la fiducia al presidente Draghi per abbassare le tasse”.

“La Lega non lascerà la maggioranza. Se vogliono, escono Letta e Conte”

Tuttavia, chiarisce Salvini, se il testo sulla delega fiscale dovesse rimanere così com’è, la Lega non lascerà la maggioranza. “La Lega è dentro. Se vogliono, escono Letta e Conte. Il Parlamento ha dato la fiducia al governo per abbassare le tasse“, ribadisce. Nel testo “incriminato”, spiega il leader del Carroccio, c’è scritto: “Il governo è delegato alla riforma del catasto per attribuire a ciascuna unità immobiliare, e al relativo valore patrimoniale, una rendita attualizzata’. E alla lettera B prevede “meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e della rendita delle unità immobiliare urbane'”, fa presente mostrando il documento ai cronisti. Pertanto, sottolinea, “basta togliere questi due commi dalla delega fiscale e facciamo un buon servizio non alla Lega, ma al Paese”. “Sono ottimista – aggiunge – conto che il Parlamento rispetti il mandato che ha avuto, abbiamo dato la fiducia al governo Draghi per abbassare le tasse“. “Riforma del catasto, aumenti di Imu e tasse sulla casa? Oggi e domani, dalla Lega un secco NO. La casa degli italiani non si tocca e non si tassa”, ribadisce in una nota.

“Avanti con taglio Irap, abbassamento Iva, revisione scaglioni Irpef”

Il leader della Lega poi si produce in una sua specialità, gli elenchi. “Il Parlamento tolga questo passaggio e poi tiriamo dritti sul taglio dell’Irap, sull’abbassamento dell’Iva, sulla revisione degli scaglioni Irpef. Ci sono 120 milioni di cartelle di Equitalia che rischiano di essere una mazzata definitiva nella ripresa delle famiglie post Covid”, fa presente. E sulla riapertura delle discoteche Salvini boccia la proposta del Cts. “Con il green pass, ma solo con il 35% di capienza? Presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico, con questi numeri rischiano di fallire 3mila aziende e di rimanere a casa 200mila lavoratori”, è l’allarme del leader del Carroccio.

In sostanza, dopo il brutto risultato alle amministrative, Salvini rilancia e fa numerose richieste a Draghi. Parola al premier, dunque. Ma il Pd, uscito dalle urne meglio della Lega, non resterà a guardare. Insomma anche su tutti fanno a gara, nella maggioranza, ad assicurare che non ci sarà, la crisi di governo è dietro l’angolo. A meno che la Lega – come già è successo – poi non rientri nei ranghi e si allinei agli altri partiti di maggioranza.

Adolfo Spezzaferro



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