Roma, 10 ott – Il primo ministro albanese, Edi Rama, torna sul caso della scambio di contrabbando di vaccini Pfizer avvenuto tra Italia e Albania in piena emergenza pandemica grazie al coinvolgimento del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Un caso che lui stesso ha innescato rivelandolo pubblicamente e che ora cerca di minimizzare gettando acqua sul fuoco.

La difesa del primo ministro albanese

Per Rama si tratterebbe di un malinteso e si è detto sorpreso dalla reazione della stampa italiana: «Sono sbalordito per il fatto che la mia confessione su una simbolica quantità di vaccini che ci è stata regalata dall’Italia nel momento più buio della pandemia possa dare addirittura l’ispirazione di prendere sul serio la parola “contrabbando”, da me usata per descrivere scherzosamente una collaborazione fraterna che ha salvato vite umane». Insomma, Rama sarebbe stato frainteso sia nei toni, a suo modo di vedere poco seri, sia nel contenuto, poiché lo scambio in questione sarebbe stato ben poca cosa avendo un valore più simbolico che effettivo.

Il caso dei vaccini di contrabbando

Il tutto era venuto alla luce nella giornata di ieri con una spiazzante confessione dello stesso Rama, il quale era intervenuto ad un convegno a Bergamo alla presenza di Di Maio. Con l’intenzione di lodare il collega, il primo ministro albanese si è probabilmente spinto un po’ troppo oltre. In un momento di forte difficoltà per la pandemia, Rama si era rivolto al nostro ministro degli Esteri: «Non avevamo nessun vaccino e la pressione era altissima. La gente aveva paura di morire come pesci fuori dall’acqua ma non potevamo avere il vaccino. Ho chiesto a Luigi: ci potete dare un quantitativo simbolico ma per noi importante per cominciare a fare i vaccini a medici e infermieri?».

Il primo ministro albanese ha incolpato della situazione l’affarismo delle grandi case farmaceutiche: «Pfizer aveva un contratto imperialista, capitalista: io do i vaccini a te ma tu non li puoi dare a nessuno. Una cosa tutt’altro che cristiana». Sulle prime Di Maio era reticente, ma si è poi lasciato convincere: «Luigi ha detto: non possiamo farlo perché facciamo una cosa gravissima. Ma l’abbiamo fatto tramite un’operazione con i servizi segreti. Una cosa incredibile, il ministro degli Esteri dell’Italia e il primo ministro dell’Albania che passavano della merce di contrabbando per salvare delle persone». Una vicenda tutt’altro che chiara anche alla luce del coinvolgimento dei servizi segreti, compiuta di nascosto per aggirare eventuali azioni legali da parte di Pfizer.

«Che italiano o albanese sei, se sei sempre in linea con la legge?»

Al di là delle possibili implicazioni e dei punti d’ombra nel racconto, è quantomeno curioso come Rama abbia affrontato un certo immaginario: «Se io sono un albanese-italiano, Di Maio è un napoletano-albanese, abbiamo fatto insieme un’operazione di contrabbando. Che italiano o albanese sei, se sei sempre in linea con la legge?». Insomma, il riproporsi di cliché e pregiudizi piuttosto fastidiosi che fanno strano in bocca ad un capo di Stato.

Michele Iozzino

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