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Roma, 7 apr – Se uno cercasse di capire i motivi delle proteste di piazza aprendo un giornale di sinistra, si troverebbe questa spiegazione: gli «estremisti di destra» parlano alla pancia del Paese, soffiando sul fuoco della rivolta. Fine: non c’entrano nulla la crisi economica, il coprifuoco, le zone rosse, i soldi che l’Unione europea tiene chiusi nei forzieri e che il governo non dà. No, è tutta colpa dei «fasci» e degli sciamani tricolore. E poco importa che anche gli organi di polizia abbiano parlato di «esasperazione comprensibile e ormai incontenibile». Per la sinistra, la responsabilità è da addebitare sempre e solo ai poveri che – a sentire Michele Serra – non hanno niente di cui lamentarsi, e anzi se ne devono pure stare zitti.

Il dramma della contessa

In un precedente articolo avevamo già riassunto le tappe che hanno portato i «progressisti» a divorziare dalle masse popolari. Ma negli ultimi giorni i liberal hanno davvero toccato il fondo. E così su Repubblica ti capita di leggere il solito allarme sull’«estrema destra e gli ultrà che soffiano sul fuoco dell’Italia che non incassa», poco dopo aver appreso qual è il vero dramma per i globalisti: la solitudine che si avverte nelle seconde case a Portofino. Non è uno scherzo: gli amici di Repubblica hanno intervistato la contessa Antonella Carnelli De Micheli Camerana «in fuga dalla tristezza» nel suo angolo di paradiso ligure. Come ha fatto notare Tpi, la contessa è membro della dinastia azionista di Exor-Fca (di proprietà degli Agnelli-Elkann), che controlla il gruppo Gedi, di cui Repubblica fa appunto parte. E poi uno dice che la sinistra non capisce più i poveri…

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L’odio della sinistra per i poveri

Insomma, non c’entrano nulla i «fasci» e gli «hooligan», il vero nemico della sinistra sono i poveri. O meglio la «gente sudata», come li ha definiti Gianrico Carofiglio con aristocratico disprezzo. Perché, si sa, i poveri sono sporchi, incolti e sudati. Mica come la contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. D’altronde, non è la prima volta che i liberal hanno mostrato tutto il loro altezzoso disdegno per gli ignoranti e i bifolchi: per François Hollande sono gli «sdentati», per Hillary Clinton sono i «deprecabili». Appestati da evitare, in pratica, o da nascondere in cantina quando si invitano a casa visconte e consorte. Con la loro alterigia da nobili decaduti, sia Hollande che la Clinton hanno fatto una brutta fine. E non è detto che la stessa sorte non tocchi anche ai baroni del clero intellettuale italiano. Di certo se la meriterebbero.

Valerio Benedetti

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5 Commenti

  1. Siamo alla lotta di classe al contrario oppure, più semplicemente al capolinea di un paio di generazioni di grandi bugiardi? Perché i poveri dopo la rivolta, la liberazione sessantottina, il successivo progresso sostenuto dalle riforme, non dovevano più esistere. Quindi per la verità i falliti sono ben altri, rispetto a quelli indicati dai Serra di turno. Tanto per non farci prendere del tutto per il naso ed essere definiti, nella migliore delle ipotesi, oscurantisti. I veri pezzenti sono loro, sia ben chiaro!

  2. Credo che prima o poi sti bastardi faranno di quelle fughe da record olimpici , tipo dopo la WW2 quando i fascisti scappavano come topi in gabbia dalla rabbia dei partigiani

  3. Sinistra ?????
    Quale sinistra ? Definire quei FIGHETTI , camicia rossa e ROLEX d’ oro
    tribuni dai terrazzi di Portofino ….. sinistra
    è una offesa a chi ha creduto e militato , sbagliando certo , nel PCI o nel PSI .
    Gruber , Vauro , Boldrini e sardine varie NON hanno NULLA a che vedere
    con la sinistra .

    Qualcuno ERA comunista , oggi sono solo gabbiani , senza più l’ intenzione di Volare . (Gaber , non testuale)

    Non basta dire io SONO ,per MODA o per gli AFFARI tipo fedez …..
    bisogna ESSERE .

    Ci siamo scontrati per anni con operai che credevano di lottare per il futuro proprio e dei figli , che pensavano che NOI fossimo il nemico …..
    oggi , non più operai , magari disoccupati o sotto occupati non penso
    credano ancora che siamo stati i loro veri NEMICI , come gli raccontavano i giornaloni .

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