Roma, 22 ott – Sovranità, natalità, made in Italy. Scelte lessicali che hanno subito mandato in tilt la sinistra anti-italiana, alle prese con una crisi di identità allorché impegnata a disconoscere l’identità stessa. Tuttavia, ieri si è semplicemente verificata una spartizione classica, inevitabile quando una maggioranza è formata da più partiti. Nessun colpo di scena dunque, i ministri del nuovo governo guidato da Giorgia Meloni sono stati nominati adottando questo scontato criterio. Scorrendo l’elenco, troverete molti ministeri assegnati a uomini e donne di Fratelli d’Italia, un po’ meno legati a Forza Italia e Lega, comunque ben rappresentate in posti chiave. Ovvio, anche questo, considerate le percentuali ottenute dai tre principali partiti che compongono la coalizione e che hanno vinto nettamente le elezioni. Ciò significa che la gran parte dei cittadini italiani recatisi alle urne lo scorso 25 settembre, ha chiesto proprio questo: un esecutivo politico. In tal senso, chi ha votato la coalizione di centrodestra è stato senz’altro accontentato: pochi tecnici, molti ministri di partito che adesso sono chiamati a condurre l’Italia fuori dalle sabbie mobili di una crisi economica ed energetica drammatica. Non dipenderà solo da loro, certo, peseranno soprattutto decisioni, congiunture e sommovimenti internazionali.

Sovranità, natalità, made in Italy. E di mezzo c’è il mare

Eppure il governo italiano può e deve imprimere micro svolte decisive, al netto di alcuni ministri sulla carta “deboli” in quanto poco esperti e ancor meno adatti a ricoprire ruoli così importanti. Può e deve agire a partire dal cambio di lessico che segna, sempre sulla carta, una visione ben precisa che la Meloni ha voluto rimarcare. Tra le parole e i fatti c’è sempre di mezzo il mare, si dirà. Vero, quindi a differenza della stampa correct giudicheremo i fatti e non le parole, ben consapevoli però che il termine è alla base di qualunque consequenziale azione. Perché il termine è pietra di tutto, è il latino terminus, non mera parola ma limite, confine. Tra le parole e i fatti c’è di mezzo il mare, dicevamo, dunque ottima la scelta del primo terminus: il ministero del Sud e del Mare, assegnato a Nello Musumeci, che da siciliano il mare, e tutto ciò che rappresenta per la nostra nazione, conosce bene.

Secondo terminus: natalità. L’Italia è ormai da anni alle prese con un apparentemente inarrestabile crollo di nascite, si parla tanto di drammatico tasso di natalità, emergenza che su questo giornale abbiamo sempre auspicato che diventasse questione al centro dell’azione politica.

Terzo terminus: made in Italy. Impronta chiara e intento altrettanto evidente: dare maggiore rilevanza ai nostri prodotti, alle nostre eccellenze, alla straordinarietà italiana. Quarto terminus: agricoltura e sovranità alimentare. Non c’è nulla da spiegare, è alla base di qualsivoglia nazione degna di questo nome, perché senza agricoltura e sovranità alimentare chiunque è destinato a dipendere dagli altri. La sinistra polemizzi pure, continuando così è destinata a perdere anche la battaglia lessicale. Ora però serve tenere il punto e trasformare il terminus in actum. Allora giudicheremo ciò che è stato fatto, da questo governo.

Eugenio Palazzini

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5 Commenti

  1. Ma sulla salute si fuma sin da subito con estremismo diagnostico sostenuto da soldi senza confini e dati prevenzione lasciati al remoto non disponibile.

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