Roma, 30 mar – Giuseppe Conte, ringalluzzito dalla conferma online a leader M5S, monta un casino sulle spese militari ma Mario Draghi lo rimette subito in riga: ci sarà la conta in Aula e chi vota no è fuori dal governo. Ieri si è consumato uno psicodramma in casa M5S, scatenato dalla mossa goffa e autolesionista di Conte. A innescare il duro confronto con il premier è stata l’improvvida uscita del leader M5S sull’aumento delle spese militari. Un’ora e mezza di fuoco a Palazzo Chigi. Dopo di che Draghi è andato da Mattarella. Risultato: non sarà Conte a far cadere il governo (magari puntando al voto anticipato) ma piuttosto sarà il premier a tagliarlo fuori. E infatti Conte ha subito abbassato le penne. Ma andiamo per ordine.

Spese militari, l’abile mossa di FdI

Tutto è cominciato con l’abile mossa di Giorgia Meloni, che ha scelto di muoversi in asse con il governo. FdI infatti ha presentato un ordine del giorno sull’aumento delle spese militari (imposto dalla Nato) su misura delle parole di Draghi e si è accontentata che il testo fosse accolto dal governo. Senza quindi chiedere che l’Odg venisse messo ai voti in commissione. Così facendo la Meloni ha tolto ai 5 Stelle contiani la possibilità di bocciare l’aumento delle spese militari, per poi votare in Aula la fiducia al decreto Ucraina. Conte quindi, rimasto fregato, ha alzato la voce, tanto da spaventare anche gli alleati dem. Il segretario Pd Enrico Letta ha voluto infatti condividere con i suoi ministri e anche con il premier la “preoccupazione altissima” per la nuova strategia (chiamiamola così) del Movimento.

Il confronto-scontro tra Conte e Draghi. Il premier sale al Colle

Dopo il confronto-scontro tra Draghi e Conte a Palazzo Chigi è emersa chiaramente la volontà del premier di procedere con l’aumento delle spese militari, anche perché quando il premier era il leader M5S tali spese erano ben più alte. “Nel 2018 si registravano circa 21 miliardi, mentre nel 2021 se ne registravano 24,6…”, ricorda Draghi. Insomma, i governi Conte I e II hanno aumentato le spese militari del 17%. L’aumento deciso dal governo quindi non è negoziabile, avverte l’ex numero uno della Bce. Non a caso è salito al Colle per riferire al Presidente Mattarella. Il governo è blindato e va avanti. Chi c’è, c’è.

Dietrofront del leader M5S: “Nessuna crisi di governo”

Dopo che Draghi ha rimesso in riga Conte, il leader M5S è ovviamente sceso a più miti consigli. “Io non ho sollevato nessuna crisi di governo. Draghi avrà pure il diritto di informare il presidente Mattarella“. Così il leader M5S, ospite a Di Martedì su La7. “Noi non stiamo parlando degli aiuti all’Ucraina. Il M5S sostiene il governo. Sì agli aiuti finanziari, umanitari e addirittura il M5S ha detto sì anche agli aiuti militari. Il decreto Ucraina lo abbiamo votato alla Camera e lo voteremo al Senato, siamo a sostengo di questa linea”.

L’ex premier: “Mai messo in discussione appartenenza Italia a Nato”

Come se non bastasse poi, Conte afferma solennemente: “In tre anni come presidente del Consiglio e successivamente come leader del M5S, non ho mai messo in discussione l’appartenenza dell’Italia alla Nato. Qui stiamo parlando di adempimenti presi nel 2014, siamo in buona compagnia, perché ci sono altri premier che non li hanno rispettati prima di me. Io non li ho rispettati perché non ci siamo riusciti”, fa presente. Un conto è la spesa che si intende sostenere, “un altro conto è se questo impegno va rispettato nel 2024, un altro entro il il 2028, un altro ancora è rispettarlo entro il 2030. Con Draghi ci siamo lasciati dicendoci che ne discuteremo e che approfondiremo”, conclude Conte.

Per Forza Italia il M5S “spara numeri a capocchia”

Le parole di Conte ospite da Floris tuttavia non convincono Forza Italia, che anzi parla di “numeri a capocchia” sparati dal leader M5S. “Dire che le spese devono aumentare il prossimo anno di 10, 12 o 15 miliardi è falso perché l’impegno per il 2024 è da studiare e da raccontare per quello che è: un impegno non vincolante, un impegno che può essere modulato”. Così questa mattina il sottosegretario FI alla Difesa Giorgio Mulé, ai microfoni di Radio1.

“Infatti, nell’ordine del giorno firmato non da un passante dei M5S ma dal presidente della commissione Difesa alla Camera e dal capogruppo della commissione alla Camera si dice che per raggiungere il 2 per cento si dovrà fare un percorso stabile nel tempo. Non si parla di aumentare le spese dall’oggi al domani come falsamente si dice, sparando numeri a capocchia. Se si dovesse porre la fiducia, ho già letto le dichiarazioni di Conte, voteranno a favore. Faccio fatica a star dietro alle capriole semantiche dei cinque stelle”.

Mulé: “I 5 Selle sparano cifre a caso”

Infine, sempre a proposito di “numeri a capocchia” sparati dai 5 Stelle, Mulé aggiunge che “la conferma è arrivata dall’intervento proprio a Radio1 di Michele Gubitosa, vice presidente dei 5 Stelle, secondo il quale le spese dovrebbero aumentare di 20 miliardi per raggiungere il 2 per cento. Una cifra, l’ennesima, sparata a caso: il due per cento del Pil corrisponde a circa 34 miliardi e le spese per la difesa ammontano a 26 miliardi“, obietta il sottosegretario. “La differenza è di 8 miliardi e non di 20… e questo senza contare che nessuno ha mai detto che il 2 per cento andrà raggiunto il prossimo anno”, conclude Mulé.

D’altronde che Conte avesse un problema con i numeri si era capito dai suoi toni trionfali per esser stato eletto online presidente M5S da meno della metà degli iscritti. Ora dopo l’improvvida sfida a Draghi rischia di essere ancora più isolato.

Adolfo Spezzaferro

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