Roma, 22 set – L’Ue commina sanzioni alla Russia (che novità). Nel frattempo, il Cremlino affronta alcune proteste di piazza inevitabili, dopo l’annuncio del presidente Vladimir Putin di ieri. Queste le due direttrici su cui si sviluppa ad oggi il conflitto in Ucraina.

Ue, ancora sanzioni alla Russia

Secondo quanto riporta Adnkronos, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno condannato ancora la Russia per l’escalation in Ucraina, e hanno concordato nuove sanzioni. L’annuncio è di Josep Borrell, che promette maggiore incisività contro l’economia russa anche nell’ambito tecnologico. La riunione, avvenuta a New York, ha ribadito per l’ennesima volta, e all’unanimità, l’intenzione di continuare a fornire armi a Kiev. Praticamente una dichiarazione congiunta, avvenuta dopo la mobilitazione parziale in Russia di 300mila riservisti e le parole fortissime del leader del Cremlino.

Le (ovvie) proteste a Mosca contro la mobilitazione parziale

Secondo quanto emerso sono 1.026 persone arrestate in Russia dopo la mobilitazione parziale per l’offensiva in Ucraina, annunciata dal presidente Vladimir Putin. Il tutto su una richiesta di 300mila riservisti. La stampa occidentale ha dato grande risalto al numero degli arrestati, non prendendo minimamente in considerazione un fatto: che la guerra, per la Russia come per l’Ucraina, sia diventata ormai di lungo corso. Il che comporta anzitutto decisioni non esattamente oppugnabili (con buona pace di chi ciarla di democrazia dal suo divano, e non certo con le bombe sotto casa). In secondo luogo, che quando le risorse cominciano ad impiegarsi a tempo indeterminato, la scelta possa giungere anche alla richiesta – per i Paesi che ne fanno uso, come appunto la Federazione – di impegno di riservisti. Ed è difficile se non impossibile che non vi sia addirittura alcuna protesta. I numeri, in percentuale, sono però piuttosto bassi, e non occorre essere un genio della matematica per accorgersene. Anche volendo arrivare alle cifre sparate da altri media italiani (come SkyTg24, che invece parla di 1.300 fermi), e cercando di quantificarle solo sui riservisti e non sulla intera popolazione russa, siamo su volumi che non raggiungono l’1% degli stessi. Questo ci suggerisce quanto i russi siano in realtà abbastanza compatti a sostegno del governo. Almeno in questo momento: del doman, si sa, non v’è certezza.

Alberto Celletti

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