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Roma, 30 lug – Sul fronte dell’Autonomia i governatori leghisti incalzano l’esecutivo verdegiallo e attaccano i 5 Stelle. “Se Di Maio è capace di scrivere una riforma migliore, gli dirò grazie. Il nostro testo c’è da settembre dell’anno scorso, ho letto stralci di quelle che dovrebbero essere le proposte del governo che mi hanno fatto rabbrividire“: lo dice il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Quanto detto sull’autonomia dal vicepremier pentastellato “penso sia l’ennesima presa in giro, l’ennesimo tentativo di non concedere l’Autonomia“, ha aggiunto. “Il testo del governo non lo si conosce assolutamente, ho letto solo alcuni stralci, se quelli fossero i veri contenuti della loro mediazione credo propria che sia finita ogni possibilità di trattativa“, avverte Fontana.

“Questa settimana si chiude, nel bene o nel male”

Credo che questa settimana ci sia la fine o positiva o negativa di questa storia che ormai dura da troppo tempo“: è quanto ha detto il governatore lombardo intervistato sull’autonomia da Radio Popolare. Nel caso in cui non venisse approvata la riforma, “sicuramente commetterebbero una grave violazione della Costituzione, sarebbe offensivo nei confronti di milioni cittadini lombardi e veneti che si sono espressi in maniera esplicita. Sarebbe un’offesa alla democrazia“, ha aggiunto Fontana. “La cosa che mi dispiace di più delle tante squallide bugie che ho sentito – ha concluso – è che si è cercata di innescare una specie di guerra tra Sud e Nord che è l’ultima cosa che volevamo realizzare e l’ultima cosa di cui questo Paese aveva bisogno”.

Zaia: “Ad oggi inadempiente è il governo”

“Riguardo al tema dell’Autonomia, bisogna che arrivino risposte dal governo, perché ad oggi, è il governo a essere inadempiente. Per firmare, manca il pezzo di carta del governo“, ha sottolineato il governatore veneto Luca Zaia. “Attendo il documento, perché, ripeto, a oggi la Regione Veneto non ha un pezzo di carta in cui si dica quali delle sue richieste siano accettate e quali no. E solo sulla base di questo riusciremo a ragionare – ha aggiunto -. Il tema è chiaro: è in mano al presidente del Consiglio, che deve preparare una bozza d’intesa con il ministro Stefani. Tutto il resto sono ancora solo voci, compreso il fondo perequativo. Di certo, vorremmo discutere fino in fondo sulle 23 materie, ma il tema fondamentale sono le questioni finanziarie”.

“A forza di dirlo, Di Maio si è convinto che l’Autonomia sia contro il Sud”

Poi, Zaia ha criticato la posizione del capo politico dei 5 Stelle: “A forza di dirlo, Di Maio si è convinto che questa Autonomia sia contro il Sud, cosa che non è, perché fior di accademici hanno dimostrato che è un’opportunità, ed è vergognoso quindi dirlo. Dispiace, quindi, vedere che organizzi un gruppo di lavoro con l’Università di Napoli per dimostrare che è una farsa. Ben venga uno studio, ma implementerei il gruppo di lavoro con accademici veneti, lombardi ed emiliani. Certo che una proposta così, a 650 giorni dal referendum, è una novità riprovevole, solo per buttare tutto all’aria”. “A oggi – ha sottolineato – i 5 Stelle non hanno presentato agli italiani la loro idea di autonomia e ritengo che sia grave. A oggi, l’unica proposta sul tavolo è la nostra. Salvini? Sta seguendo la partita molto da vicino, ma nell’assemblea di condominio non c’è solo la Lega. E credo che i 5 Stelle sappiano che nel regolamento di condominio c’è anche l’Autonomia, per cui è bene che si adeguino“. Zaia ha ribadito poi che “è giusto che il Parlamento sia coinvolto: la mia idea è quella di arrivare subito a una pre-intesa, per poi firmare l’intesa vera e propria in Parlamento”.

“Senza Autonomia, questa esperienza di governo è finita”

Poi l’avvertimento: “Quel che spiace è che i cittadini si attendono risposte e ancora non le hanno. A inizio anno ho detto che il 2019, nel bene o nel male, sarebbe stato l’anno dell’Autonomia. E se pensano di arrivare a fine anno senza, questa esperienza di governo è finita“. Per Zaia, “da qui a dicembre c’è tutto il tempo. Anche, eventualmente, per dirci no, nel qual caso ci regoleremo di conseguenza. Però, come nel caso del reddito di cittadinanza, verrebbe meno uno dei pilastri di questo governo. Si devono quindi rendere conto – ha concluso – che è una situazione che può diventare veramente pericolosa“.

Matteo Salvini quindi è avvisato: scontentare Veneto e Lombardia significherebbe perdere una ragguardevole fetta di elettorato. E prima o poi al voto si tornerà…

Adolfo Spezzaferro

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