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Accordo su Autostrade, ira dell’opposizione: “I 5 Stelle si sono arresi al Pd per salvare la poltrona”

by Adolfo Spezzaferro
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Roma, 15 lug – L’accordo tra governo Benetton sulla gestione di Autostrade – niente revoca ma ingresso di Cassa depositi e prestiti e graduale ritiro di Atlantia dal controllo della società – è duramente criticato dall’opposizione. Anche se – va detto – per ragioni differenti. “Nessuna revoca (come promesso dai 5 Stelle), tanti altri soldi pubblici spesi e, anche oggi, cantieri fermi e le solite code, in Liguria e in mezza Italia. Incapaci o complici?”, è l’accusa del leader della Lega Matteo Salvini. “Evitata la revoca con il favore delle tenebre“, va all’attacco la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Forza Italia invece pone l’accento sul fatto che a pagare l’accordo saranno gli italiani, vista la nazionalizzazione di fatto di Aspi. Nel centrodestra tutti concordi però che l’intesa ottenuta dai Benetton segna l’ennesima sconfitta dei 5 Stelle, che cedono ancora una volta al Pd pur di restare incollati alla poltrona.

Lega: “Altro cedimento dei 5 Stelle al Pd, solo per salvare la poltrona”

Dalle parti della Lega sono sicuri che al di là dei proclami dei Crimi e dei Patuanelli – tutti contenti dell’accordo con i Benetton – i 5 Stelle si sono arresi al Pd (anche Salvini quando gli dicono che i grillini cantano vittoria commenta: “Sì, certo. Ance il Milan sta vincendo lo scudetto…“). “Mesi di chiacchiere per non cambiare nulla: niente revoca ad Autostrade (nonostante le promesse dei grillini) e solo danni miliardari a viaggiatori e imprese, solo in Liguria per oltre 4 miliardi. Altro cedimento dei 5 stelle al Pd, solo per salvare la poltrona. E stavolta non possono neanche dire che ‘è colpa di Salvini’. I genovesi non dimenticheranno, lo vedranno al voto di settembre”, commentano da via Bellerio l’esito del Cdm fiume che si è concluso all’alba di questa mattina.

Meloni: “Finita a tarallucci e vino”

Su Autostrade è finita a tarallucci e vino, con un percorso solo immaginato e ancora tutto da fare, da qui a un anno è facile che il governo non sia nemmeno più lo stesso e con il Pd a controllare il Mit i Benetton possono dormire su due guanciali. Il contratto capestro stipulato a fine anni ’90 rimane tale, sulle infrastrutture strategiche continuano a banchettare le oligarchie di casa nostra e gli stranieri. In pratica, hanno evitato la revoca ad Autostrade, ‘con il favore delle tenebre'”, sottolinea la Meloni.

Gelmini (FI): “Perde lo Stato, perdono gli italiani”

“Dopo due anni di perdite di tempo e di annunci la concessione resterà in capo ad Autostrade per l’Italia. Usciranno i Benetton, gradualmente e chissà se definitivamente, ed entra Cassa depositi e prestiti. La soluzione finale individuata dal premier Conte è la nazionalizzazione di Aspi”, fa presente Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che aggiunge: “Un’operazione a perdere, che costerà miliardi di euro allo Stato, che farà perdere miliardi di investimenti, che rappresenterà un ennesimo danno per i cittadini e per le imprese. L’intesa che il Cdm ha trovato dopo sei ore di riunione notturna è lose-lose. Perde lo Stato, perdono gli italiani. Gli unici a tirare un sospiro di sollievo sono i 5 Stelle: si chiude una esilarante querelle, i grillini si rimangiano la parola data sulla revoca, ma salvano la poltrona”, conclude la Gelmini.

Mulé (FI): “Accordo dimostra di che pasta è fatto il governo: pasta frolla”

“L’accordo dimostra di che pasta è fatto il governo: pasta frolla“, ci va giù pesante Giorgio Mulé, portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, che aggiunge: “E alla fine il governo si inginocchiò davanti ai tanto vituperati Benetton. La verità sull’accordo – e non revoca – tra il governo e Atlantia per la gestione di Autostrade certifica l’inconsistenza di un governo che non riesce ad andare oltre la soglia dei proclami e degli annunci. I termini dell’accordo dicono chiarissimamente che la strada dell’esecutivo è stata quella di negoziare le clausole del disimpegno progressivo di Atlantia da Autostrade con il solito ingresso di soldi pubblici nella società secondo il solito schema venezuelano applicato all’Italia. Il governo che ha perso tempo per la negoziazione, ancora oggi, a distanza di due anni dal crollo, non ha fatto assolutamente nulla per monitorare in modo tranquillizzante tutti i ponti della rete. La tragedia del ponte Morandi non ha insegnato nulla. E questa è una tragedia nella farsa“, conclude Mulé.

Toti: “Tanto rumore per nulla, anzi a spese degli italiani”

“Autostrade, tanto rumore per nulla. Anzi, molto peggio, rumore a spese degli italiani. Non solo non si sono ritirate le concessioni ma ora lo Stato entra con i soci privati (i tanto odiati Benetton) in Aspi. Cosa vuol dire? Che oltre a stare in coda gli italiani, e soprattutto i liguri, pagheranno pure il conto dei cantieri con i loro risparmi e le loro tasse. E magari, sia pur ridotto, ai soci andrà anche un risarcimento. Il gioco non cambia, le regole neppure: cambia solo che ci costa qualcosa. E non poco credo. Tanto qui.. anche stamani siamo in coda, a senso unico alternato”. Così il governatore ligure Giovanni Toti, sulla sua pagina Facebook.

Calenda: “Dal governo un balletto sconcio”

Infine, segnaliamo la bocciatura del premier da parte di Carlo Calenda: “Sono due anni che va avanti il balletto revoca sì, revoca no. Pare che Conte, dopo aver parlato di revoca a mercati aperti, abbia nuovamente cambiato idea. La verità è che il governo ha poche idee e confuse. Conte ha lasciato il dossier nel cassetto per due anni. Ora lo tira fuori precipitosamente e superficialmente perché c’è la cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte l’8 agosto. Nessun Paese serio si comporta in questo modo. Quello del governo è un balletto sconcio“, conclude il leader di Azione.

Adolfo Spezzaferro

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