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Roma, 17 gen – Matteo Renzi ne ha per tutti, torna all’attacco dei giallofucsia e soprattutto rifila una “renzata” delle sue a Luigi Di Maio. Ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, il leader di Italia Viva se la prende soprattutto con il suo ex partito: “Il Pd va a rimorchio dei grillini, io pensavo che fossero la casa dei riformisti“. La dimostrazione, dice lui, è il posizionamento sulla prescrizione perché, spiega, “la riforma Bonafede apre all’incertezza e al populismo giudiziario“. E precisa: “Lo strappo non l’abbiamo fatto noi ma il Pd rispetto alla sua storia. Il Pd ha difeso la legge Bonafede-Salvini mentre noi volevamo tornare alla proposta Orlando del governo Gentiloni. I riformisti del Pd sono a rimorchio dei grillini sul populismo giudiziario”.

“Un suggerimento a Di Maio: la Farnesina ha ottimi professionisti”

Ma è al capo politico del M5S che riserva l’affondo più pesante: “Credo che Luigi Di Maio in questa fase debba fare il ministro degli Esteri. Quando non l’ho visto andare il G20 per una iniziativa politica mi sono permesso di criticarlo. Mi permetto di dare un suggerimento a Di Maio senza polemiche: la Farnesina ha ottimi professionisti, anch’io all’inizio ero partito prevenuto prima di lavorandoci, il ministro degli Esteri si faccia aiutare, e le nostre priorità sono di recuperare un ruolo, soprattutto in Libia”.

“Sbarramento al 5%? Italia Viva lo supererà, non so se ci riuscirà pure il M5S”

Poi l’ex premier taglia corto sulla soglia di sbarramento proposta dai giallofucsia nel sistema proporzionale, attaccando nuovamente i 5 Stelle: “Lo sbarramento al 5% non è un problema per Italia Viva. Sulla base della legge elettorale cambiano anche le modalità di presentazione: già adesso i partiti e i movimenti dell’area riformista, di gente che ha creduto nei nostri governi e che ha uno sguardo meno a sinistra del Pd, sono oltre il 10%. Andremo a doppia cifra. Faremo tranquillamente il 5% nelle elezioni”, conclude, “ma non so se il M5S farà il 5% in Emilia, in Toscana e poi nelle varie elezioni“.

“Non vogliamo la crisi di governo”. Ma il voto in Emilia Romagna farà la differenza

E quando gli chiedono se vuole far cadere la maggioranza, risponde: “Ma perché dovremmo fare la crisi di un governo che abbiamo fatto nascere noi? Se diciamo no a quella porcheria della prescrizione non vuol dire che vogliamo la crisi”. In verità, fino al voto del 26 gennaio tutti possono dire tutto. I conti veri si faranno con il responso delle urne: se il centrosinistra dovesse perdere l’Emilia Romagna, sarà difficile tenere in piedi la maggioranza, al netto degli “stai sereno” di Renzi. Lo stesso vale se il Pd dovesse vincere e il M5S andare ancora peggio del solito: un rimpasto alla luce dei nuovi equilibri sarebbe il minimo. E in tutto questo “Giuseppi”, il premier per tutte le stagioni può solo che restare a guardare (e sperare di mantenere la poltrona).

Adolfo Spezzaferro

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