Roma, 27 lug – Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ribadisce la linea del governo gialloverde e assicura che il ministro dell’Economia Giovanni Tria non lascerà l’esecutivo. “Per me la moneta unica europea, come l’appartenenza alla Nato, non sono in discussione. E non lo sono anche per il governo da me presieduto“, dice Conte, in un’intervista sul Corriere della Sera in apertura di prima pagina. Sulle voci di un contrasto tra gli alleati Lega-M5S e il ministro dell’Economia chiarisce: “Non è così”, “Tria è il cerbero dei conti, il loro custode arcigno. Ma non esiste che lasci il governo. Attenzione, peraltro, a non considerarlo un corpo estraneo a questo esecutivo“.
Conte spiega che Tria “è parte attiva e coinvolta nel tentativo di ottenere dall’Europa spazi di manovra che ci permettano di cambiare le cose”. Il premier è ottimista sulla tenuta dell’esecutivo, nato per “provare a ricucire il Paese su nuove basi”: “Se M5S e Lega continuano a crescere insieme e a confermare il consenso del Paese, questo governo può durare cinque anni“. Il presidente del Consiglio poi non rigetta la definizione di “populista”, anzi lo ritiene un punto di forza rispetto agli altri leader dei Paesi Ue: “Nei vertici mi trovo in una situazione diversa dagli altri capi di governo. Non so se più vantaggiosa, di certo diversa: nel senso che loro sono assillati dal fatto di avere nei loro Paesi forze populiste che li assediano ed erodono i loro consensi. Io, invece il cosiddetto populismo ce l’ho nel governo, anzi ne sono l’espressione, lo rappresento. E credo di potere aiutare anche gli altri leader europei a capire dove e come occorre cambiare, per fare in modo che queste forze aiutino il sistema a migliorare e non a implodere”. Il primo tema è quello dell’immigrazione: “Ho detto a Emmanuel Macron che non avalleremo forzature e fughe in avanti, e che in Libia le elezioni debbono avvenire solo dopo che le varie parti di quel Paese si sono riconciliate. Su questo uno dei nostri principali interlocutori rimane la Germania”. Conte spiega anche di voler coltivare il rapporto con il presidente Usa: “Credo che Trump voglia aiutare l’Italia. E nel mio prossimo viaggio a Washington cercheremo insieme di capire come. Il rapporto è buono, e il fatto che io esprima una maggioranza M5S-Lega accentua le potenziali affinità”.
Tornando alle tensioni in senso al governo gialloverde – è dei giorni scorsi la notizia, poi smentita dallo stesso Mef, delle possibili dimissioni del ministro Tria – al netto delle rassicurazioni di Conte, la spaccatura resta. Perché il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio intendono realizzare le promesse elettorali – e per farlo deve forzare i vincoli di bilancio – il tecnico Tria invece, “il cerbero dei conti”, si ostina a precisare che le politiche economiche saranno varate nel rispetto dei parametri Ue. Insomma, sì la programma, a patto che si proceda secondo i dettami di Bruxelles. “La flat tax si inizierà a implementare fin dalla prossima legge di Bilancio”, ha assicurato Tria intervenendo alla Camera. Il ministro di recente ha anche detto che flat tax e reddito di cittadinanza andranno a braccetto. Insomma, se una misura sarà all’interno della manovra di fine anno, allora ci sarà anche l’altra. Ma il titolare del Mef ha anche garantito che il governo agirà tenendo conto dei vincoli di bilancio esistenti. Il punto è proprio questo: a quanto pare non è possibile fare flat tax e reddito di cittadinanza – ossia, nell’ordine, i due cavalli di battaglia elettorali di Lega e M5S – senza forzare i vincoli.
Adolfo Spezzaferro


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