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Roma, 8 ago – La mozione del M5S sulla Tav bocciata al Senato, con voto contrario anche della Lega, ha dato il via di nuovo al fantasma della caduta del governo. Al momento però sembra essere uno spettro e nulla più, perché al di là dell’ennesimo battibecco all’interno dell’esecutivo e alle elezioni evocate dalle forze dell’opposizione, l’incontro di oggi tra Giuseppe Conte (nel giorno del suo 55° compleanno) e Sergio Mattarella non ha portato né alle dimissioni del premier né alla crisi di governo. Certo, la matassa resta intrecciata e le nubi permangono minacciose, ma per quanto tuoni non piove.



Tre ministri nel mirino

Il colloquio tra Conte e il presidente della Repubblica è durato circa un’ora. Il primo ministro, nel rientrare a Palazzo Chigi, non ha risposto alle domande dei cronisti che gli chiedevano lumi sull’incontro al Colle, ma si è mostrato sorridente augurando ai presenti “buon lavoro”. Resta però in piedi l’ipotesi di un rimpasto di governo, con i ministri Costa, Trenta e Toninelli nel mirino della Lega. Ieri sera Matteo Salvini, durante un comizio a Sabaudia, ha detto che al suo partito non interessano le poltrone ma è chiaro che l’operato di alcuni esponenti pentastellati non piaccia affatto al ministro dell’Interno. Dunque è presumibile che primo ministro e capo di Stato abbiano parlato in particolare di questo: come sostituire i tre ministri sgraditi.

Lo spauracchio del governo tecnico

Fonti dei Cinque Stelle avrebbero poi fatto sapere all’Agi che il movimento non è disposto ad aprire una crisi di governo, agitando lo spauracchio di un eventuale governo tecnico da scongiurare: “Leggiamo dai giornali di possibili crisi di governo. Il M5S è al lavoro come ogni giorno per il Paese e dunque lo è anche il capo politico, Luigi Di Maio. Chiunque oggi aprisse una crisi di governo, l’8 agosto, si assumerebbe la responsabilità di riportare in Italia un governo tecnico. Sarebbe folle”. Viste il consenso in caduta libera, con i sondaggi che li danno adesso 17%, i Cinque Stelle sono terrorizzati come non mai dall’ipotesi elezioni. Uno scenario che dunque non riescono neppure a immaginare.

Eugenio Palazzini



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