Roma, 4 lug – “Ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord, su conti bancari, libretti o depositi, deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro, frutto della truffa allo Stato per la quale è stato condannato in primo grado l’ex leader Umberto Bossi. A ordinarlo è la Cassazione nelle motivazioni dell’accoglimento del ricorso del pm di Genova contro l’attuale segretario del partito Matteo Salvini, contrario ai sequestri.
Una sentenza a orologeria, viene da pensare, con cui si cerca di mettere in cattiva luce la Lega, puntando magari sull’effetto confusione, alimentato dai titoloni dei giornali schierati. Sì perché, quello che va detto è che la sentenza riguarda fatti lontani e a quanto pare estranei all’attuale leader del partito. Ma l’obiettivo è raggiunto: in queste ore si parla male della Lega e del vicepremier e ministro dell’Interno Salvini. La macchina della giustizia ancora una volta appare evidentemente politicizzata, e non schierata dalla parte del governo.
Ma vediamo nel dettaglio com’è la storia. La sentenza sancisce che si può andare avanti con i sequestri sui conti della Lega: la richiesta avanzata “in corso di esecuzione” dai pm di Genova di estendere “l’originario provvedimento cautelare”, finalizzato alla “confisca diretta” di 48.969.617 euro, anche alle somme “affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del 4 settembre 2017” sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord “non comporta novazione”. Lo scrive la seconda sezione penale della Cassazione, spiegando perché nella camera di consiglio del 12 aprile scorso decise di accogliere il ricorso dei pm genovesi contro il no del tribunale del Riesame del capoluogo ligure di fronte alla loro istanza di poter andare avanti con i sequestri in relazione alle somme che verranno depositate sui conti del Carroccio.
Tutto parte dalla sentenza, pronunciata dal tribunale di Genova un anno fa, nei confronti di Umberto Bossi e di Francesco Belsito – fondatore il primo, ex tesoriere il secondo, della Lega Nord – accusati di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali e condannati rispettivamente a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi. Con quel verdetto, i giudici di Genova disposero la confisca diretta di quasi 49 milioni di euro a carico della Lega quale “somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna”.
La procura, dunque, aveva chiesto e ottenuto, il 4 settembre 2017, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di tale somma, ma le cifre finora sequestrate ammontano a poco più di 2 milioni.
In sostanza, secondo i supremi giudici, adesso la Guardia di finanza può procedere al blocco dei conti del Carroccio seguendo il decreto di sequestro del 4 settembre, firmato dal pm di Genova, senza il bisogno di un nuovo provvedimento per eventuali somme trovate su conti in momenti successivi al decreto stesso.

Interpellato per commentare la vicenda, Salvini parla di “sentenza politica”, fatta appositamente perché “cercano di metterci fuori legge e non ci stanno riuscendo”. “Possono sequestrarmi quello che vogliono – ha detto Salvini – Chi parla di soldi rubati viene querelato: ho tanti difetti ma non transigo sulla mia onestà. Se c’è giudice che vuole metter fuori legge un partito, auguri. Siamo sereni”. E ancora: “Se ci sono fatti di dieci anni fa si pensi a persone che c’erano dieci anni fa”. Perché non solo ora “quei soldi non ci sono”, ma si tratta di “un processo evidentemente politico che riguarda fatti di più di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto. Gli posso portare i soldi dati dai pensionati domenica a Pontida per comprare magliette e cappellini e patatine fritte”.
La macchina della giustizia ormai si è innescata. Infatti nel verdetto che apre al blocco “a tappeto” dei conti della Lega anche per somme rinvenute dopo l’emissione del decreto, e cioè nel prosieguo delle indagini a caccia del “tesoro” incamerato illecitamente dal Carroccio tra il 2008 e il 2010, la Cassazione sottolinea che il decreto del 4 settembre è un provvedimento “emesso in osservanza dei presupposti di legge e che non è stato oggetto di impugnazione da parte della Lega Nord”.
In pratica i giudici supremi segnalano che la Lega, dopo la condanna di Bossi, non ha contestato la legittimità del sequestro delle somme incamerate illecitamente dall’ex leader, ma solo in seguito il partito ha cercato di frenare sul sequestro delle somme che in futuro potrebbero affluire sui conti.
In ogni caso, da ambienti del Carroccio arrivano voci che sarebbero in fase di perfezionamento e stesura decine di querele nei confronti di chi, osservano fonti leghiste, “parla di soldi rubati dalla Lega”. Mentre il deputato e amministratore del partito Giulio Centemero afferma: “Siamo stupiti di apprendere dalle agenzie, prima ancora che dalla Cassazione, le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro relativo a 49 milioni di euro di rimborsi elettorali. Forse l’efficacia dell’azione di governo della Lega dà fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo così“.
“Siamo molto tranquilli. La causa tornerà al Riesame”. Intervistato da Repubblica, il tesoriere del Carroccio spiega che i soldi “sono rimborsi che per legge dovevano essere percepiti” e “per usi inappropriati, penso proprio che sia stata impiegata una parte minima del denaro. Mentre tra il 2010 e il 2016, posso dire che 24 milioni sono stati spesi per le risorse umane e altri 20 milioni per costi connessi a tornate elettorali. Quindi non sono scomparsi”.
Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. secondo questo principio dovremmo chiedere qualche milione anche al Pd in quanto erede del vecchio Pci per via dei finanziamenti oscuri da Mosca?

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