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Roma, 27 mar – Il Centro studi di Confindustria vede una “Italia ferma” e azzera le previsioni per il Pil 2019. Stime che hanno spaccato ancora una volta la maggioranza, con il leader della Lega Matteo Salvini che minimizza e il capo politico del M5S Luigi Di Maio che invece si straccia le vesti.

Pesano “una manovra di bilancio poco orientata alla crescita”, “l’aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono” sui titoli pubblici italiani, “il progressivo crollo della fiducia delle imprese” rilevato “da marzo, dalle elezioni in poi”. E gli investimenti privati sono per la prima volta in calo (-2,5%, escluse le costruzioni) dopo quattro anni di risalita. Anche le due misure principali del governo Conte, reddito di cittadinanza (misura-bandiera dei 5 Stelle) e quota 100 (cavallo di battaglia del Carroccio), “daranno un contributo, seppure esiguo, alla crescita economica” concentrato nel 2019 ma, avverte il Centro studi di viale dell’Astronomia, “queste due misure, realizzate a deficit, hanno contribuito al rialzo dei tassi sovrani e al calo della fiducia, con un impatto negativo sulla crescita”.
Dalla metà del 2018 in poi, spiegano gli economisti del CsC, l’Italia ha subìto, più degli altri Paesi europei, il rapido peggioramento del contesto economico internazionale e in particolare il deterioramento in Germania. Ma, questa l’accusa di Confindustria, “il governo ha ipotecato i conti pubblici” e ora “servirebbero 32 miliardi di euro senza risorse per la crescita”. Inoltre, “nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma” così come “per ora non si vede un’inversione di tendenza nei contratti”. Oltre al Pil, anche il lavoro è a crescita zero, secondo Confindustria.

Le previsioni di Confindustria? “Verranno smentite clamorosamente dai fatti. È pieno di gufi. Ci hanno sempre ‘cannato’ in passato”, commenta il vicepremier Salvini parlando ai microfoni di Radio Capital.
Opposti i toni dell’alleato Di Maio: “Le preoccupazioni di Confindustria sono le stesse del governo, non c’è alcuna volontà di contrapposizione”, ha replicato il capo politico M5S, secondo quanto riportano fonti del ministero, rassicurando gli investitori americani incontrati a New York. Di Maio ha parlato quindi di consapevolezza di un rallentamento generalizzato e importante sia all’interno della Ue sia come effetto della guerra dei dazi.

Boccia: “Serve patto per lo sviluppo e l’occupazione”

Serve “passare dal contratto di governo ad un patto per lo sviluppo e l’occupazione”, avverte il numero uno degli industriali Vincenzo Boccia. “Il primo anno è stato quello del contratto: reddito di cittadinanza, quota 100 e un po’ di flat tax per gli autonomi. Oggi il rallentamento globale ci impone di fare un salto di qualità”. Aprire i cantieri può essere una utile “misura-shock”, aggiunge Boccia.
“Bisogna reagire al rallentamento ed avere chiari due step: come reagiamo alla previsione di una crescita zero e quindi come facciamo a crescere, e come affrontiamo la prossima legge di bilancio”. Si deve agire “su tre assi”, dice il numero uno di Confindustria: “Infrastrutture, credito, crescita intendendola come riattivazione degli investimenti”. Aprire i cantieri, utilizzando “risorse già stanziate, senza ricorso al deficit” può dare uno choc positivo all’economia, “un bel messaggio all’interno ed all’esterno del Paese”. Sono “politiche a costo zero”, come dare più sostegno alle imprese sul fronte del credito e accelerando i pagamenti della pubblica amministrazione.

L’opposizione, dal canto suo, coglie l’occasione per attaccare la maggioranza, con l’ex premier Pd Paolo Gentiloni che accusa: “Dopo 10 mesi di Lega e M5s l’economia è ferma e si perdono posti di lavoro dice Confindustria. Il governo si scusa per il disturbo. E’ in campagna elettorale”.

Ludovica Colli

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