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Roma, 26 apr – Ben oltre le (solite, noiose) polemiche sul 25 aprile – Di Maio con l’Anpi, Salvini contro la mafia in Sicilia – a tenere in bilico la maggioranza è il braccio di ferro sul sottosegretario Siri, indagato per corruzione. La Lega fa quadrato e lui non molla. I 5 Stelle invece ne chiedono le dimissioni. Il capo politico del M5S Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, sul caso del leghista indagato per corruzione nell’ambito dell’eolico, si dice certo che “Conte interverrà e lui dovrà andarsene“. Poi invita il leader della Lega Matteo Salvini a “chiarire anche su Arata“.

“Sono sicuro che Conte spingerà Siri alle dimissioni”

Parlando della tregua armata con l’alleato di governo, Di Maio sottolinea: “Sapevo che non sarebbe stato semplice. Non mi delude la Lega, mi impensierisce quando evoca crisi di governo irresponsabili”. E su Salvini spiega: “Mi fido, meno di chi gli sta intorno”, come “questo Paolo Arata che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia. Credo che la Lega debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio è stato assunto da Giorgetti“. Mentre su Siri insiste: “Certo che Conte dovrà spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro. Deciderà lui come“.

“Salvini deve rispondere ai cittadini, non a noi”

Secondo Di Maio, Salvini “deve rispondere ai cittadini, non a noi. Noi abbiamo fatto quello che dovevamo, togliendo le deleghe a Siri. Questo attaccamento alla poltrona non lo capisco. Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada”.

Salvini: “In Italia innocenti fino a prova contraria”

La posizione del ministro dell’Interno è e resta istituzionale – anche perché, come contesta la Lega, il sindaco di Roma Virginia Raggi non si è dimesso, in circostanze simili a quelle del caso Siri. Salvini dunque confida nella magistratura: “Farà bene, e spero velocemente, il suo lavoro. In Italia fortunatamente si è innocenti fino a prova contraria – afferma nel corso di una conferenza stampa al Viminale – non commento le parole dei magistrati, io la mafia la combatto e ho diverse minacce di morte da parte di clan. Prendo atto delle dichiarazioni di qualcuno, che non mi fanno né caldo né freddo“.

I pm: “Nell’intercettazione l’ammissione di colpevolezza”

Su una intercettazione – trasmessa per competenza dai magistrati di Palermo ai colleghi di Roma – si fonda l’accusa di corruzione contro il sottosegretario ai Trasporti Siri. Si tratterebbe di una lunga conversazione tra l’imprenditore Paolo Arata e suo figlio Francesco captata dagli investigatori della Dia nel settembre 2018 grazie a una “cimice” inserita nel telefonino. E proprio sulla trascrizione del colloquio gli inquirenti chiederanno al tribunale del Riesame di confermare il sequestro di cellulari e computer di Arata, presi una settimana fa durante le perquisizioni.

Il ruolo di Conte

A questo punto, occhi puntati sul premier Giuseppe Conte, il quale sempre più spesso è stato chiamato in causa per rassicurare tutti che il governo non cade e che la maggioranza discute, sì ma è coesa. Solo che stavolta se dovesse accogliere la richiesta di Di Maio, chiedendo le dimissioni di Siri, si metterebbe decisamente contro Salvini. Altro che paciere, quindi. Staremo a vedere. In ogni caso, litigi a parte, resta improbabile che il governo Lega-M5S cada prima delle Europee. Così come è molto probabile che cadrà subito dopo.

Adolfo Spezzaferro

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