Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 26 mar – Aumentare il debito pubblico per proteggere cittadini e imprese. Stiamo combattendo una guerra e durante le guerre i debiti salgono. E’ questo il senso dell’intervento di Mario Draghi sul Financial Times. L’ex presidente della Banca centrale europea non ha dubbi: “Gli Stati devono fare subito debito per immettere liquidità nelle economie nazionali“. Mentre a livello Ue è scontro tra chi invoca strumenti di debito comuni e chi è contrario, l’ex numero uno dell’Eurotower rompe il silenzio per dispensare alcuni consigli su come dare una risposta comune – quella “mobilitazione” di cui parla fin dal titolo del suo intervento – in una Ue tutt’altro che coesa nell’affrontare l’emergenza Covid-19. Il lato positivo è che la lettera dell’ex banchiere si spinge ben al di là dell’austerity di montiana memoria e “tifa” debito pubblico come unica soluzione possibile, bypassando i vincoli Ue.

“Inevitabile una profonda recessione. Reagire subito per evitare che diventi una depressione prolungata”

Draghi scrive che la pandemia da coronavirus causerà una inevitabile, profonda recessione. La sfida quindi è “come agire con sufficiente forza e rapidità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa ancora peggiore da una pletora di default che lasciano danni irreversibili”. La risposta – spiega – è l’aumento significativo del debito pubblico. “La perdita di reddito del settore privato e ogni debito assunto per riempirla deve essere assorbita dai bilanci pubblici. Il ruolo dello Stato è utilizzarli per proteggere cittadini ed economia contro gli shock di cui il settore privato non è responsabile. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati da una cancellazione del debito privato”.

“Serve immediata iniezione di liquidità”

Draghi fa presente che “gli Stati l’hanno sempre fatto di fronte alle emergenze nazionali. Le guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la Prima guerra mondiale, in Italia e Germania, accadde per cifre che oscillarono fra il 6 e il 15 per cento”. E posto che quella contro la pandemia è una guerra, “La questione chiave non è se ma come lo Stato possa utilizzare in maniera efficace il suo bilancio. La priorità non deve essere soltanto dare un reddito a coloro che hanno perso il lavoro. Innanzitutto dobbiamo evitare che le persone perdano il lavoro. Se non lo faremo usciremo da questa crisi con un tasso e una capacità produttiva permanentemente più bassi”. Per proteggerli, sottolinea l’ex governatore, “serve un immediata iniezione di liquidità, essenziale alle aziende per coprire le spese operative durante la crisi, si tratti di grandi o piccole“.

“Mobilitazione generale degli interi sistemi finanziari”

Bisogna fare di più – ne è convinto l’ex numero uno della Bce. “L‘unico modo efficace è mobilitare completamente gli interi sistemi finanziari: mercati obbligazionari, soprattutto per le grandi società, sistemi bancari e in alcuni Paesi anche le poste. E deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici. Le banche in particolare possono creare denaro istantaneamente consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito“, sostiene. “Le banche devono fare prestiti a costo zero alle società disposte a salvare posti di lavoro. In questo modo – è la ricetta di Draghi – diventerebbero “strumenti di politica pubblica” e “il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali”. Quello che non è affatto ovvio e scontato e invece necessario – secondo la soluzione proposta dall’ex governatore centrale – è che “né la regolamentazione né le regole di garanzia dovrebbero ostacolare la creazione di tutto lo spazio necessario nei bilanci bancari a tale scopo”. Uno scenario alquanto improbabile, nell’eurosistema delle banche centrali, senza una comune volontà politica da parte degli Stati membri.

“Serve cambio di mentalità”

Più in generale, i bilanci pubblici devono necessariamente assorbire lo shock del settore privato. Altrimenti si verificherebbe la “distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale”, scenario molto più dannoso per l’economia nazionale. Lo Stato deve azzerare i debiti privati per salvare l’economia. Una ricetta efficace, non c’è che dire. Il problema è come declinarla nell’Unione europea. A tal proposito Draghi chiede un “cambiamento di mentalità”, “necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra”. Lo stop a gran parte delle attività produttive – inevitabile per contrastare l’emergenza coronavirus – deve andare di pari passo con la mobilitazione di tutti i Paesi europei, che devono rapidamente intervenire sulle banche e sostenersi a vicenda in quella che “evidentemente una causa comune”, fa presente Draghi. “La memoria delle sofferenze vissute negli anni Venti è sufficiente come ammonimento”. Un discorso convincente, se non fosse che nella Ue le cause comuni non sono di casa. Anzi. E finora non si è trovata alcuna soluzione condivisa per affrontare l’emergenza.

La lettera piace all’opposizione (e pure a Renzi)

Intanto in Italia la lettera dell’ex presidente della Bce è stata accolta favorevolmente, soprattutto dall’opposizione (ma anche da Renzi): la necessità di fare debito pubblico è banalmente sotto gli occhi di tutti. Il problema è che il governo giallofucsia, prono alla Ue come nessun altro in Europa, finora si è limitato a invocare (evocare, anzi, visto il pericolo per l’Italia) il ricorso al Mes – che ci farebbe piombare la Troika in casa – o la creazione di pandemic bond. Insomma, tutte soluzioni che per ora non mettono d’accordo nessuno, a Bruxelles. Ma il tempo stringe: secondo le stime di Confindustria, l’economia nazionale sta perdendo 100 miliardi al mese.

Adolfo Spezzaferro

Commenta