Roma, 28 mag – Affossato il governo giallo-verde con Conte premier e Paolo Savona all’Economia, il presidente della Repubblica Mattarella ha convocato Carlo Cottarelli al Quirinale. La speranza è quella di comporre una maggioranza in Parlamento per un governo “neutrale”. Ma chi è Carlo Cottarelli? Nato a Cremona nel 1954, Cottarelli si è laureato in Scienze economiche e bancarie presso l’Università di Siena per poi conseguire un master presso la London School of Economics, la culla del neoliberismo anglosassone. Dopo aver lavorato per Banca d’Italia (1981-1987) ed Eni (1987-1988), Cottarelli è stato a lungo funzionario del Fondo monetario internazionale (Fmi), con base a Washington Dc.
Nel 2013 viene quindi assunto dal presidente del Consiglio Enrico Letta come commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. Di qui si è guadagnato il soprannome di “Mister Spending review”. Insomma, Cottarelli doveva essere il “potatore” della cosiddetta “spesa pubblica improduttiva”, cioè il cavallo di battaglia di ogni politica ultraliberista che si rispetti. Sostanzialmente fallito il suo compito, ovviamente – dirà in seguito – a causa della “politica” e della “burocrazia”, verrà nominato da Matteo Renzi nel novembre 2014 direttore esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Attualmente riveste la carica di direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano.
Nel gennaio del 2018 Cottarelli ha dato alle stampe il suo ultimo libro, I sette peccati capitali dell’economia italiana, in cui è riassunto il suo pensiero sui motivi che impedirebbero la ripresa economica del nostro Paese. Tra questi, non potevano mancare l’evasione fiscale e la corruzione, cavalli di Troia per politiche di austerità, compressione della spesa pubblica e soffocamento della domanda aggregata (cioè la capacità di spesa di famiglie e imprese). Benché molto moderatamente critico verso la Germania (ma pur sempre da una prospettiva europeista, non certo sovranista), Cottarelli è inoltre un convinto sostenitore dell’euro e della permanenza dell’Italia all’interno dell’Unione europea. In una puntata di Otto e mezzo nello scorso dicembre, ha dichiarato a chiare lettere: «Io penso che noi dobbiamo rimanere nell’euro e sarebbe un errore uscire». Più establishment di così…
Elena Sempione   

3 Commenti

  1. Tagliare la spesa va bene, non si può egoisticamente lasciare un debito pubblico enorme ai nostri figli, non va bene se Cottarelli alzasse pure le tasse, che sono le più alte al mondo. Ciò che fa rabbrividire però è il metodo: quello che è avvenuto ieri è un vero golpe. Occhio perché se è vero che gli italiani non sono più abituati ad imbracciare le armi, è anche vero che a forza di tirare la corda si spezza…

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