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Roma, 29 giu – L’emergenza rifiuti a Roma, complice il caldo africano, con i cumuli di immondizia in putrefazione in mezzo alla strada e le esalazioni insopportabili, fa scattare l’allarme salute, con tanto di lettera del governo al sindaco Virginia Raggi. C’è da dire che fino a qualche giorno fa, la prima cittadina pentastellata ha negato l’evidenza: “La notizia di una presunta emergenza non trova fortunatamente alcun fondamento, come potete vedere“, affermava pubblicando su Facebook le foto dei pochi bidoni vuoti che era riuscita a scovare in una Capitale sommersa dall’immondizia.

L’allarme del ministero dell’Ambiente

Ora è il governo nazionale, per la precisione un ministero a guida 5 Stelle come quello dell’Ambiente, a riconoscere che “non paiono ingiustificate preoccupazioni per lo stato della salute umana e dell’ambiente” nella Capitale. E infatti è scattato l’allarme rosso per “la situazione di grave stallo dell’attività di raccolta dei rifiuti” che si trascina da settimane, avverte il ministero. Il governo ha quindi messo il Campidoglio sotto “vigilanza”, chiedendo alla giunta Raggi di comunicare con estrema urgenza “le azioni che intende intraprendere per garantire ai cittadini l’ordinario servizio di raccolta dei rifiuti”. Dal canto loro, anche le Asl hanno parlato di una “grandissima emergenza igienica già in atto, che può portare alla successiva insorgenza di patologie”.

La lettera al Campidoglio

La lettera del ministero dell’Ambiente – firmata dal capo della Direzione generale per i Rifiuti e l’Inquinamento, Mariano Grillo – è stata spedita in Campidoglio il 26 giugno scorso. Il destinatario è il neodirettore del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma, Silvio Monti. L’assessore ai Rifiuti, del resto, nella giunta capitolina manca da quattro mesi, anche perché nessuno vuole “accollarsi” una nomina così scomoda. Il ministero dubita fortemente delle promesse dell’amministrazione di Roma. In particolare quelle fatte dall’Ama, la più grande municipalizzata dei rifiuti d’Italia. “L’Ama – si legge nella lettera inviata in Comune – aveva fornito un quadro evolutivo della situazione che lasciava intravedere la possibilità di superare le criticità che avevano determinato la nomina del gruppo di lavoro”, ossia la cabina su Roma che fa capo al dicastero. Ma quegli impegni non sono stati rispettati.

“Anche a causa delle note vicende che hanno riguardato e riguardano gli impianti di trattamento immediatamente a valle della raccolta – cioè la chiusura parziale degli impianti di Malagrotta per manutenzione, lavori di cui si sapeva da mesi – si rileva che nell’ambito urbano della città di Roma è tornata a verificarsi una situazione di grave stallo dell’attività di raccolta dei rifiuti“, si legge nella missiva.

Ora la Raggi è sotto controllo ambientale

Il ministero a questo punto è determinato ad “assolvere i propri compiti istituzionali di vigilanza”, richiamando l’articolo 206 bis del Codice dell’ambiente, quello che ha istituito un osservatorio ad hoc gestito dal governo nazionale, proprio per “vigilare sulla gestione dei rifiuti”. Al Campidoglio è stato chiesto un “immediato riscontro” sulle “azioni che si intende intraprendere, e le tempistiche delle stesse, al fine di garantire ai cittadini l’ordinario servizio di raccolta” della spazzatura.

Insomma, neanche i colleghi del M5S possono più difendere la Raggi. E lei invece di darsi da fare con l’emergenza rifiuti, continua imperterrita a occuparsi della sua ossessione preferita, CasaPound. Alla faccia dei reali problemi che affliggono la Capitale.

Ludovica Colli

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