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Roma, 25 set – “La Francia per finanziare la sua manovra economica farà un deficit del 2,8%. Siamo un Paese sovrano esattamente come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia“. Così il vicepremier Luigi Di Maio su Twitter riassume il senso delle politiche economiche che il governo giallo-verde vuole varare, ministro dell’Economia permettendo. Anche su Instagram, il capo politico dei 5 Stelle assicura: “Garantisco che non ci saranno tagli ai servizi sanitari. Neppure un taglietto. La salute dei cittadini è la cosa più importante”. E rilancia: “Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni”.
Il tempo stringe: prima il varo della Nota di aggiornamento al Def (giovedì è la scadenza ultima per presentarla alle Camere dopo il via libera del Consiglio dei ministri), poi la legge di Bilancio 2019, da presentare all’Ue entro il 15 ottobre.
A guardia dell’asticella dell’1,6% c’è Giovanni Tria. Il “complice” di Bruxelles nel rispetto dei vincoli di bilancio però potrebbe allentare un poco i cordoni della borsa. Forse si potrà arrivare fino all’1,9%, che in soldi significa circa cinque miliardi in più per coprire le misure a cui punta la maggioranza.
I 5 Stelle, Di Maio in testa, non mollano e fanno pressing su Tria sfruttando il caso francese. “Se Macron può fare deficit, possiamo anche noi”, è la tesi più che legittima. Dal canto suo, la Lega sta trattando direttamente con i tecnici del Mef per trovare la quadra sulla pace fiscale.
Insomma, il dato politico è che si può certamente fare deficit per crescere. Soprattutto se parte del deficit fosse veramente utile a spingere la crescita con investimenti e agevolazioni fiscali. Perché se aumenta il Pil, il deficit è maggiormente sostenibile, nell’equilibrio di bilancio. Ma il governo Lega-5 Stelle è ancora lontano dal trovare la quadra tra misure di contrasto della povertà – come il reddito di cittadinanza cavallo di battaglia dei pentastellati (che aiuterebbe il Sud) – e politiche economiche di rilancio della produttività e dell’occupazione (che non siano semplici aiuti fiscali alle Pmi e alle partite Iva del Nord).
Quindi, inimicarsi l’Ue e i mercati – con la speculazione dietro l’angolo – deve valerne la pena. Perché è vero che l’Italia è sovrana almeno quanto la Francia – come dice Di Maio – ma Bruxelles e speculatori non ci trattano alla stregua dei cugini d’Oltralpe. Oppure succederà che alla fine sia Lega che M5S, se non vogliono far cadere il governo, rinunceranno a qualcosa, tenendo buono Tria e rimandando a data da stabilirsi il grosso delle politiche economiche, pur scontentando le rispettive basi elettorali.
Adolfo Spezzaferro

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