Roma, 12 ago – L’Fbi non ha finito con Donald Trump. E la questione della perquisizione a Mar-a-Lago si complica. Al punto da coinvolgere documenti che, come riporta l’Ansa, possono mettere in enorme difficoltà l’ex-presidente.

Fbi contro Trump

Fbi senza sosta su Donald Trump, come peraltro era prevedibile. La perquisizione della villa in Florida, un’azione di per sé davvero di enorme entità (anche soltanto mediatica) non poteva rimanere isolata. L’agenzia investigativa federale, infatti, incalza: secondo le ultime indiscrezioni rivelate dalla stampa mainstream americana, in casa del tycoon essa era alla ricerca di documenti legati alle armi nucleari. Il che chiaramente giustificherebbe con più forza un atto così dirompente, e forse è una comunicazione parimenti scontata. Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia chiede di rendere pubblici i documenti trovati, mentre i legali di Trump ancora non hanno deciso come procedere, visto che in teoria potrebbero opporsi entro le 21 di oggi. Cercare di bloccarlo significherebbe, ovviamente, esporsi sotto un altro profilo: quello del sospetto, che già circonda fin troppo l’ex-presidente. Al contrario però, forse, cambierebbe poco a quel punto.

La posizione del tycoon e il “rischio” di una sua seconda candidatura

Al di là di tutto, è evidente che tanta concentrazione a poca distanza dalle elezioni di medio termine potrebbe ottenere un risultato a cui i dem tengono molto: l’allontanamento della candidatura di Trump nel 2024. Mentre la stampa mainstream americana si concentra sulla segretezza dei documenti, puntanto sulla “sicurezza” del Paese e sui suoi rapporti in pericolo anche con gli altri, Joe Biden segue la vicenda. E qualcuno dice addirittura abbia intenzione di candidarsi allo stesso modo, e ovviamente sempre per il 2024, ad un’età che a quel punto sarebbe ancora più veneranda (82 anni), ma che difficilmente verrebbe sostenuta in casa dem. Tutto per evitare ad ogni costo un ritorno di Trump alla Casa Bianca, una questione molto sentita anche tra i repubblicani, come la deputata Liz Cheney, parimenti pronta a correre per il suo partito.

Alberto Celletti

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