Roma, 27 dic – La manovra economica affronta l’ultimo scoglio del Senato, nel contesto di una serie di misure che tentano di evitare un esercizio provvisorio il quale, a questo punto, non si sa quanto sarebbe peggiore (per lanciare una provocazione).

Manovra, oggi l’ultimo passaggio in Senato

Come riporta l’Ansa, il testo della manovra passa al Senato oggi, ma il premier Giorgia Meloni conta nell’approvazione definitiva massimo entro giovedì mattina. Seguirà una conferenza stampa di fine anno tutt’altro che “allegra”, poiché concentrata su un 2023 che si preannuncia ancora più difficile. La manovra stessa, del resto, risente delle solite e francamente soffocanti “coperte corte” a cui ormai siamo abituati da decenni, ma che in una fase di acuta crisi economica fanno avvertire ancora di più il freddo. Così i 35 miliardi totali non lasciano per niente tranquilli, in una situazione già complessa per sua natura.

Qualcosa c’è, ma è poco: la manovra del governo Meloni sembra quella di un Draghi bis

Si prosegue in una stretta che sul reddito di cittadinanza era già iniziata con Mario Draghi, le cui continue “trattative” con Giuseppe Conte si ricordano negli ultimissimi mesi del suo mandato. Sulle bollette, si concentra gran parte della coperta senza riuscire a dare sostegni a tutti, anzi, essendone ben lontani, vista la situazione drammatica che ha prodotto il caro energia. Sulla benzina sostanzialmente si è puntato sui prezzi di mercato in calo per avere un settore in meno su cui intervenire. Sul gas, su un tetto europeo sostanzialmente inutile, frutto di un accordo abbastanza “farlocco” (abbiamo già spiegato perché) stretto con gli altri partner a Bruxelles. Di positivo c’è la “solita” visione di centrodestra meno incline alla tassazione rispetto a ciò che propone costantemente la sinistra, sì. Diciamo “solita” perché non ha mai modo di dispiegarsi in modo efficace, coperta corta o meno. Il massimo che si ricava è un mancato aumento della pressione fiscale. Che per carità, è meglio che procedere nella direzione opposta. Ma al tempo stesso, è largamente insufficiente per pensare di poter rilanciare seriamente l’economia italiana.

Insomma, la manovra che oggi affronta il Senato pare tanto affatticata e priva di quegli slanci che, in un momento del genere, dovrebbero essere prioritari. Seppur provocatoriamente, le differenze con un eventuale esercizio provvisorio appaiono quasi più teoriche che pratiche, visto lo stallo generale.

Alberto Celletti

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