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Roma, 25 set – Luigi Di Maio interviene sul “giallo” delle 70 firme contro di lui tra i senatori pentastellati e spiega che c’è stato un malinteso. Secondo diverse fonti, la riunione di ieri a Palazzo Madama – convocata per sciogliere i nodi dell’elezione del nuovo capogruppo e degli altri componenti del direttivo del M5S – si sarebbe trasformata in un momento di sfogo contro il ministro degli Esteri. Ecco quindi che proprio il capo politico dei 5 Stelle, in diretta da New York ai microfoni di Rai News 24, stamattina spiega che le firme riguardano “il cambio dello statuto non il tema del capo politico del Movimento. Poi c’è sempre una voce che si leva in dissenso ed è giusto così. Sono stato eletto capo politico con l′80% di preferenze, non con il 100% ed è giusto che ci sia chi non è d’accordo ma far passare quelle 70 firme per 70 firme contro di me…“. “Ci sono persone che potrei definire amiche e con cui lavoro ogni giorno – prosegue il titolare della Farnesina – che mi hanno chiamato e mi hanno detto che è un grande malinteso: ‘non è contro di te ma per rafforzare il gruppo parlamentare'”. Poi, ai microfoni di SkyTg24, assicura che “il Movimento 5 Stelle avrà un’organizzazione mai avuta”.



Dessì: “Sulle firme strumentalizzazione”

Emanuele Dessì, uno dei senatori “frondisti”, prova a ridimensionare la questione: “C’è stata una strumentalizzazione. Viste le ricostruzioni della stampa di oggi, ci tengo a precisare che le 70 firme raccolte servono semplicemente a convocare un’assemblea del Gruppo del Movimento 5 Stelle al Senato al fine di discutere eventuali modifiche al regolamento del gruppo stesso. Luigi Di Maio non è in discussione”.

Giarrusso: “Dovrebbe lasciare tutti gli incarichi”

Di Maio – riferisce una fonte pentastellata – è capo politico ma anche ministro degli Esteri, si troverà spesso all’estero per motivi istituzionali e non potrà badare costantemente al Movimento. Prima della caduta del governo 5 Stelle-Lega si era parlato della creazione di una segreteria, poi la crisi politica ha rallentato questo processo. Ora ci aspettiamo che si faccia ciò che è stato promesso“. Tra i parlamentari che hanno chiesto un esplicito passo indietro di Di Maio c’è il senatore Mario Michele Giarrusso: “Se penso che Di Maio abbia troppi poteri? Si, dovrebbe lasciare tutti gli incarichi”. E poi un attacco anche all’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che potrebbe candidarsi a capogruppo a Palazzo Madama: “Toninelli deve raccontarci come mai abbiamo mandato a quel paese 6 milioni di elettori“.

Firme o non firme, nel M5S i mal di pancia per la tendenza di Di Maio ad accumulare cariche ci sono fin dal primo governo Conte, quando il capo politico dei 5 Stelle era vicepremier e due volte ministro. Almeno nel Movimento – è questa la richiesta – deve cedere un po’ di potere.

Salvini: “Ci saranno sorprese, passaggi verso la Lega”

Il trambusto tra i 5 Stelle è occasione ghiotta per il leader della Lega Matteo Salvini, che torna alla carica prospettando prossimi arrivi di parlamentari pentastellati: “Mettetevi nei panni di chi ha fatto una battaglia nei 5 Stelle per anni contro quelli del Pd perché erano corrotti e ci si ritrova alleato. Questo crea molto disagio, disagio che sarà palesato con alcune sorprese, con dei passaggi verso la Lega“, dice.

Non è la prima volta che la Lega parla di parlamentari 5 Stelle in fuga verso il Carroccio. Ma a tutt’oggi non v’è alcun riscontro.

Adolfo Spezzaferro



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