Roma, 19 ott – Maurizio Gasparri presenta un disegno di legge per i “diritti del concepito”, e ai piani alti del Nazareno si perde la testa. Le urla, ovviamente, sono alla “legge anti-aborto” del senatore Fi. Ma le cose – come sempre – non stanno proprio così.

Gasparri, un disegno di legge per “i diritti del concepito”

Il senatore Gasparri presenta un disegno di legge che punta a modificare il riconoscimento della capacità giuridica del concepito. La sinistra, ovviamente, apre le barricate ed urla alla legge “anti-abortista”. Tra l’altro, l’esponente di Fi sarebbe “colpevole” anche di voler istituire la “Giornata del nascituro”. Una cosa di una gravità inaudita, per gli ambienti progressisti. Un mettere dei seri paletti al presunto “diritto all’aborto” (non extrema ratio, attenzione, ma proprio diritto, definito come tale attraverso tutti i media, da anni). Simona Malpezzi del Pd, su Twitter si scatena: “In Senato FI ripresenta il ddl per modificare l’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del nascituro. Questa è la destra che ha a cuore la libertà delle donne, la destra che dice che non toccherà la 194. Inaudito”.

In realtà, la proposta di Gasparri non ha nulla a che fare con un’abolizione o un’incidenza sulla 194, che nel suo stesso testo prevede di poter fare tutto il possibile per evitare di arrivare all’interruzione volontaria di gravidanza. Lo stesso Gasparri lo precisa nella serata di ieri: “Non mi illudo che si approvi il ddl, ma almeno che si apra una discussione. Il mio punto di caduta realistico è arrivare a una totale applicazione della legge 194. Insomma, auspico un punto di caduta intermedio. Ho tirato un sasso nello stagno, parliamone, discutiamo..l’ho presentato ad ogni avvio di legislatura negli ultimi anni, è un lascito morale di Carlo Casini, fondatore del Movimento per la vita”. Perché incoraggiare l’aborto non significa, appunto, applicare la 194, che prevede che l’interruzione volontaria di gravidanza sia l’ultima ed estrema possibilità.

Ripristinare il 4 novembre come festività nazionale

Gasparri in realtà ha presentato 17 disegni di legge. Sul tema della nascita, si è concentrato anche sull’introduzione di reato di maternità surrogata. Interessante la proposta su cui, nelle polemiche generali, si è discusso di meno, passata sotto silenzio: ripristinare il 4 novembre come festività nazionale. La data, arcinota, è quella dell’armistizio di Vittorio Veneto del 1918, quando l’Italia sconfisse definitivamente l’Impero austroungarico e si preparava a sedere da vincitrice al tavolo della pace al termine della prima guerra mondiale.

Stelio Fergola

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