Roma, 14 feb – Questa mattina i gilet arancioni hanno “invaso” pacificamente la Capitale, manifestando in piazza Santi Apostoli. Loro, che rivendicano di essere nati “prima dei gilet gialli francesi”, sono migliaia di olivicoltori del Mezzogiorno. Protestano per la grave crisi del settore, piegato dalla concorrenza sleale dell’olio straniero, xylella e gelate. E così al grido di “non siamo cittadini di serie b” chiedono un intervento diretto del governo, appellandosi in soprattutto al ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio e al vice premier Luigi Di Maio. Particolarmente duro l’attacco nei confronti del leader 5 Stelle: “Di Maio incontra i gilet gialli francesi, e gli olivicoltori quando?” si legge su alcuni cartelli.

Cosa chiedono gli olivicoltori

Gli ovicoltori provengono da diverse regioni tra cui Calabria, Sicilia, Campania, Lazio e Abruzzo, ma sono i pugliesi a rappresentare la fetta più consistente. Le province più in difficoltà sono infatti quelle di Brindisi, Taranto e Lecce. Al governo gli olivicoltori chiedono un intervento immediato tramite un decreto legge e il conseguente stanziamento di fondi straordinari, ma anche un piano strategico nazionale per rilanciare un settore determinante per l’economia italiana.

Una protesta non violenta, ma dura sul piano simbolico. In piazza Santi Apostoli campeggia un tappeto di rami secchi e un feretro pieno di bottiglie di olio extra vergine di oliva: “E’ l’immagine simbolo della nostra olivicoltura”, spiegano i leader della protesta, tra cui figura il conte Onofrio Spagnoletti Zeuli.

Un settore in crisi

La produzione di olio di oliva nazionale è ai minimi storici,come riportato recentemente dall’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). L’ammontare complessivo di olio nazionale per il 2018 è stato pari a 185mila tonnellate. Una mazzata pari al 57 per cento in meno rispetto ai valori del 2017, quando la produzione toccò le 428mila tonnellate.

Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono aumentati del 100 per cento e potrebbero crescere ulteriormente, stando alle stime della Coldiretti. Le politiche Ue continuano a permettere l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Europa per 35mila tonnellate all’anno. E i nostri olivicoltori sono sempre più in difficoltà. Il governo saprà intervenire rapidamente e in modo decisivo in difesa del made in Italy?

Davide Di Stefano

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