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Giudici, la faccia tosta di Magistratura democratica: “Abbiamo il diritto di influenzare la politica”

by La Redazione
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Magistratura democratica

Roma, 4 dic – Magistratura democratica ora lancia pure l’allarme: la perdita della libertà è dietro l’angolo. Colpevoli, ovviamente, Giorgia Meloni e il suo governo.Nel frattempo, pieno diritto dei giudici di influenzare la politica, in barba ai principi sui tre poteri. La corrente politica all’interno dell’Anm e del Csm la spara grossa per bocca del suo presidente, Silvia Albano, come riportato dal Giornale.

Magistratura democratica non così democratica

Ovviamente l’intervistante viene da Repubblica. L’intervistato è un “democratico”, stando alle definizioni. Per il presidente di Md il clima è pessimo, ovviamente colpa del governo, e “non aiuta il mio lavoro e un esercizio sereno della giurisdizione, essere attaccata sul piano personale un po’ di timore lo provoca, per via dell’effetto moltiplicatore tipico dei social. Non si può mai prevedere che conseguenze tutto questo può avere sulla variegata platea di persone che li frequenta”. Ovviamente sotto attacco finiscono pure le riforme. Il premierato “non premierato” della Meloni diventa la solita, noiosissima minaccia per la democrazia, specificando che i giudici hanno diritto di influenzare la politica, con buona pace della cosiddetta “indipendenza dei poteri”: “Per la funzione che la Costituzione assegna al potere giudiziario, credo che la magistratura abbia il dovere di intervenire nel dibattito pubblico sulle riforme istituzionali ed evidenziare le conseguenze che ritiene potrebbero derivare da un’alterazione dell’equilibrio tra i poteri disegnato dai costituenti”. Inoltre, “la Consulta, in più sentenze, ha scritto che i magistrati godono del pieno diritto di associarsi e di partecipare al dibattito pubblico, e lo ha detto anche la Cedu sui giudici turchi e la Corte di giustizia sui colleghi polacchi”.

Il mondo al contrario e la solita, triste strategia

Spacciarsi per democratici opprimendo chiunque non la pensi come loro. Insomma dei democratici non democratici, è una tattica vecchia, straconosciuta, attuata dai cosiddetti “dem” e varie declinazioni un po’ in tutto l’Occidente. D’altronde è dai tempi della “Repubblica democratica tedesca” – uno tra tanti esempi- che le origini mentono poco. Fare l’esatto contrario di come ci si definisce è la caratteristica distintiva della sinistra, figuriamoci di una corrente che ancora tutti facciano finta manco esista come è appunto Magistratura democratica tra le toghe. La stessa che si mobilita da anni, rigorosamente, ogni volta in senso ideologico e ovviamente anti-nazionale.  La stessa da cui partono le inchieste guarda caso sempre dirette verso le attività politiche “non gradite”. La stessa che tiene in scacco la categoria dei magistrati nell’unica direzione reale: quella di comandare davvero. Ma con la faccia tosta di definirsi comandati e perfino oppressi.

Alberto Celletti

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