Roma, 7 nov – Il Senato dà il via libera al decreto Sicurezza con 163 sì, 59 no e 19 astenuti. I presenti sono stati 288, i votanti 241. Il decreto, che è stato approvato con il voto di fiducia, ora passa al vaglio della Camera.

Una vittoria per il vicepremier Matteo Salvini, che dice: “Sono felice. Mi ero impegnato ad approvare questo decreto che porta più sicurezza nelle nostre città, che mette un argine all’immigrazione fuori controllo e rispedisce a casa furbetti e delinquenti. Ci siamo. C’è un decreto sicurezza e immigrazione che sarà un passo in avanti”. Rassicuranti anche le parole sulla tenuta del governo: “C’è una maggioranza forte, stabile, coesa di cui vado orgoglioso“, assicura Salvini.

Tuttavia, la maggioranza resta in bilico, perché i 5 Stelle e la Lega fanno muro contro muro sulla riforma della prescrizione.
Sono ore difficili, con il leader della Lega e il capo politico del M5S Luigi Di Maio arroccati e non intenzionati, almeno per adesso, a trovare la quadra.
Terreno fertile per gli scenaristi, che riportano anche rumors di un possibile voto anticipato.

Sì, perché il contratto di governo stipulato da Salvini e Di Maio di certo non prevedeva una guerra di emendamenti a mo’ di veti incrociati. Se agli inizi, proprio in virtù dell’alleanza di governo, i due schieramenti procedevano compatti senza calpestarsi i piedi a vicenda, portando ognuno l’acqua al proprio mulino – reddito di cittadinanza a 5 Stelle e quota 100 per il Carroccio sono le due misure di bandiera – , qualcosa è andato storto negli ultimi tempi. Tanto che ora i pentastellati hanno scelto come propria “Alamo”, come fortezza della difesa estrema, quella riforma della prescrizione che serve a salvare la faccia con l’elettorato.

Ora è in atto – come riportano i vari giornali, Corriere della Sera in testa – una guerra a colpi di emendamenti, iniziata al Senato dai pentastellati sul dl Sicurezza, e replicata a parti rovesciate alla Camera sul ddl Anticorruzione.

Prendiamo la norma che “impone ai partiti e ai movimenti politici di rendere pubblici i soggetti da cui ricevono contributi, prestazioni gratuite o altre forme di sostegno”. I pentastellati vorrebbero conoscere la provenienza di ogni singolo euro versato nelle casse dei partiti e allora i leghisti partono al contratto dicendo che questo obbligo dovrebbe valere “anche ai fini della realizzazione e della gestione di piattaforme informatiche o siti internet”. Ovvio che l’obiettivo è Rousseau, il cuore online del Movimento 5 Stelle.
La reazione è nota a tutti: l’emendamento sulla prescrizione presentato a tradimento dai grillini.

Intanto, a maggior ragione, corrono voci di un possibile ritorno alle urne. Ieri, in commissione Giustizia a Montecitorio, il leghista Luca Paolini si è lasciato scappare un “Si corre verso il voto anticipato. Ma non a giugno, a marzo“.
D’altronde, dopo che ieri il leader della Lega ha fatto saltare il vertice di maggioranza dove si sarebbe dovuta trovare la quadra, il capo politico dei grillini ha ordinato la rappresaglia, facendo depennare dai relatori pentastellati tutte le modifiche presentate dai leghisti.

E adesso che il dl Salvini è passato al Senato, Di Maio vorrà battere cassa sulla riforma della prescrizione.
Staremo a vedere. Certo è che votare a marzo o comunque prima del tempo – sondaggi alla mano – converebbe alla Lega. Di certo non ai 5 Stelle.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. …non converrebbe a nessuno dei due…Salvini dovrebbe tornare a reggere il ”moccolo’ a
    ” Renzusca”….e Di Maio cedere il passo al ”sostituto..” …ed entrambi con il mov/partito, politicamente, perdenti..

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