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Vienna, 30 ago – “Nel 2015 ci siamo assunti la responsabilità politica di far nascere” la missione Sophia. “Allora si riteneva che l’azione in acque extra-territoriali sarebbe stata solo una prima fase. Le cose in Libia sono andate diversamente e la presenza di Sophia dura ormai da tre anni. Finora, come Italia, abbiamo da soli accolto tutti i migranti salvati. Questo non è più possibile, lo dico a nome del governo. Occorre cambiare le regole“. Così il ministro della Difesa Elisabetta Trenta alla riunione informale dei ministri della Difesa Ue a Vienna.
“Per certi versi – ha detto la Trenta – Sophia dimostra che l’Europa sa essere un security provider, ma penso che su Sophia si giochi l’immagine dell’Europa. Siamo aperti a tutti i suggerimenti, che riflettano il concetto secondo cui l’Europa è pronta a rispondere alle sfide che la riguardano. La nostra proposta mira ad introdurre una rotazione dei porti di sbarco e una unità di coordinamento che assegni il porto al Paese competente“.
Il ministro Trenta, durante una pausa della riunione con gli omologhi europei, a quanto pare, è stata avvicinata dal ministro francese Florence Parly e da quello tedesco Ursula von der Leyen, che l’hanno ringraziata per i toni moderati del suo intervento e per il senso di responsabilità dimostrato.
Ma al di là dei toni, la sostanza non cambia: l’Italia è inascoltata. “Oggi mi sento delusa perché ho visto che l’Europa non c’è, ma sono fiduciosa“, aggiunge. Tuttavia l’Italia potrebbe uscire dalla missione se non si dovesse trovare un’intesa. “Non c’è ancora l’unanimità sulla proposta italiana. Tutti condividono l’importanza di Sophia, e noi siamo i primi. E’ chiaro che dovremmo fare le nostre considerazioni, ogni decisione verrà presa insieme al governo e al premier, Giuseppe Conte”, conclude Trenta.

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